Il progetto

In arrivo altri documenti E il Cagliari resta in silenzio 

La società invierà alcune integrazioni al piano dopo la frenata di martedì in Consiglio comunale 

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E il Cagliari? La società preferisce evitare commenti ufficiali. Da Asseminello, quartier generale del club, filtra comunque ottimismo sull’esito della vicenda stadio. Da una rapida consultazione informale, la dirigenza sembra consapevole delle polemiche politiche. È facile prevedere l’imminente invio – dallo studio Chiomenti, che fornisce consulenza ed assistenza legale al Cagliari, a Palazzo Bacaredda, di integrazioni sul nodo – diventato ingarbugliato sul più bello, del diritto di superficie sull’area dell’impianto.

La condotta

Si può comunque ipotizzare che la linea del club presieduto da Tommaso Giulini si riallacci ad alcune direttrici giuridiche risultate decisive nella costruzione di altri impianti in Italia e in Europa. Il diritto di superficie è un elemento tecnico fondamentale non solo per realizzare il nuovo stadio, ma soprattutto per renderlo finanziabile: è ciò che consente alle banche di ottenere garanzie reali, ad esempio tramite ipoteca. Non si tratta di un’impostazione nuova o introdotta in questi mesi: è un meccanismo previsto e richiamato da circa dieci anni, presente in modo costante in convenzioni, delibere e Pef (piani economico finanziari). La cosiddetta “legge stadi” è abbastanza esplicita: il canone può anche essere pari a zero oppure fissato in forma calmierata, a condizione che resti compatibile con l’equilibrio economico-finanziario dell’operazione. Nel caso specifico, il Pef del Cagliari evolve dalla gratuità iniziale a un canone di 50mila euro annui indicizzati, importo ritenuto sostenibile. La possibilità di iscrivere ipoteca a favore dei finanziatori è, di fatto, una prassi standard nei progetti stadio sia in Italia che in Europa. In ogni caso, non compromette il controllo pubblico dell’operazione e non mette a rischio eventuali contributi, purché la convenzione preveda adeguate clausole di tutela. Più o meno sono questi i presupposti che il Cagliari fa valere nel Pef e che preciserà nelle nuove carte, in attesa di un incontro chiarificatore.

Le tappe

Anche perché, a prescindere da cavilli giuridici e schermaglie politiche, il Gigi Riva è atteso da tutti come la struttura in grado di far fare il salto di qualità alla città, che punta sulla modernità anche attraverso le rinnovate ambizioni della sua squadra di calcio. Il primo tentativo di costruirlo fu fatto nel 2015: il club rossoblù ebbe il sostegno della LegaB, che, dopo l’approvazione della legge stadi, sosteneva le migliori iniziative con il progetto BFutura. La prima idea presentata dal club fu per un impianto da 21mila posti, con area commerciale, servizi e parcheggi. Spesa da sostenere: 70 milioni (Iva esclusa). Per fare in fretta, il Cagliari, una volta tornato in Serie A e ottenuta la salvezza al Sant’Elia grazie ai gol di Borriello, forza la mano: è il 2016 e chiede i permessi per costruire, accanto al Sant’Elia, nel frattempo dichiarato opera di pubblica utilità, uno stadio temporaneo in deroga da 16mila posti, inaugurato a settembre 2017. Nasce la Sardegna Arena, ora Unipol Domus. A marzo 2018 c’è il bando tra 25 studi qualificati e la presentazione dei rendering, vinto da Sportium. Un anno dopo il Comune approva l’interesse pubblico dell’impianto da 30mila posti. A giugno 2021 ecco la Variante urbanistica per il Piano guida Sant’Elia e, ad aprile 2025, la Regione conferma lo stanziamento dei 50 milioni. Nel novembre scorso arriva l’ok al Paur, il provvedimento autorizzativo unico regionale.

Fine corsa

Siamo alla fine del percorso, mancano il Pef, il visto del ministero e l’ok dell’amministrazione. Nessuno intende fermarsi a un metro dall’arrivo. Vedremo.

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