L’Autonomia differenziata entra nell’ultimo miglio. Il governo ha varato in Cdm i disegni di legge per attribuirla in alcune materie a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, con discreto anticipo rispetto ai 45 giorni previsti rispetto alla trasmissione delle intese definitive da parte delle Regioni (tra il 3 e il 22 settembre). Così come aveva auspicato il ministro Roberto Calderoli da Pontida il 20 settembre chiedendo «gli stessi tempi usati per approvare alla svelta la legge elettorale».
Le preoccupazioni
Una mossa che in Parlamento mette più d’uno in allarme. I rappresentanti delle regioni a statuto speciale, come la Sardegna, che vedono in prospettiva ravvicinata lo svuotamento dei loro poteri, o quantomeno il loro appiattimento su quelli “standard”. Le regioni meridionali, alla cui preoccupazioni dà voce il governatore pugliese Antonio Decaro, parlando di «scellerato disegno» e annunciando che «la Puglia farà ricorso alla Corte costituzionale» perché «non possiamo permettere che si creino le condizioni per sottrarci medici, infermieri e risorse a vantaggio delle regioni più ricche che potranno pagare un prezzo ai servizi diverso da quello che possiamo permetterci noi altri». Ma la novità allarma anche quelli che in Parlamento la leggono come un altro passo di avvicinamento al voto in primavera, scenario finora indigesto ai salviniani.
Il prossimo step
Ma è proprio il vicepremier a salutare il passo con «una soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista», dopo il Cdm a cui sono stati invitati anche i quattro governatori. L’esame in Parlamento è l’ultimo atto per attribuire alle loro Regioni «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» su tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa. Senato e Camera dovranno approvare i ddl a maggioranza assoluta: sono otto, potrebbero essere divisi tra i due rami, e considerando che a breve inizierà la sessione di bilancio, nel centrodestra si cercherà di chiudere l’iter per i primi mesi del 2027. «Ci abbiamo lavorato tanto, con convinzione e senza sosta, e ora il risultato è più vicino che mai», commenta entusiasta Calderoli. Garantire che vada in porto rapidamente, si ragiona nella maggioranza, potrebbe servire a Giorgia Meloni anche per mettere vento in poppa alla Lega, con l’obiettivo di raggiungere il 42% di coalizione alle elezioni. «Era nel programma», notano semplicemente da FdI, dove comunque si preparano a rivendicare il risultato in campagna elettorale al Nord. «Rispettiamo la parola data», commenta il ministro meloniano Gianmarco Mazzi. Con il braccio di ferro sul candidato sindaco a Milano, intanto Salvini arriverà con un obiettivo centrato al Congresso straordinario il 24 e 25 ottobre.
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