L’inchiesta

«Moby Prince: cause esterne, forse una bomba» 

Onorato: né nebbia né errore umano, il comandante Chessa era scrupolosissimo 

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Ci furono «cause esterne» nella collisione fra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo davanti al porto di Livorno la sera del 10 aprile 1991, ma il giorno successivo, «dopo un quarto d'ora di colloquio fra il comandante del porto Albanese e il ministro della Marina mercantile, Calogero Vizzini, all'interno dell'ufficio di Albanese, a porte chiuse, loro uscirono fuori e dettarono la sentenza: errore umano e nebbia per cui poi siamo andati avanti con questo dogma».

L’audizione

L’armatore Vincenzo Onorato lo ha detto ieri mattina, rispondendo alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul disastro del Moby Prince, che costò la vita a 140 persone (26 sardi).

Per Onorato sulla vicenda ci fu «disinformazione mediatica» e sostiene che «tutta la storia processuale è stata indirizzata e inquinata dal fatto che Vizzini e Albanese dissero «nebbia e errore umano». Non si usciva da qua. E noi Onorato finimmo sul banco degli imputati con la nostra compagnia». Invece, ha proseguito Onorato, «ripeto da 35 anni le stesse cose: furono cause esterne, lo dissi subito la mattina dopo l’incidente. Avevo 31 anni, navigavo sul Moby Prince. Di tutti i comandanti, quello del Moby Prince Ugo Chessa, con cui ho navigato, e con il suo equipaggio», ha ricordato, «nella mia vita non ho mai trovato uno come Ugo Chessa perché era di una scrupolosità e una rigidità nel comando assolute».

Il fatto che la nave Moby Prince «uscisse dal porto e andasse sic e simpliciter a collidere a solo 2 miglia e 7» contro la petroliera «era tecnicamente impossibile per uno come Chessa e per il suo equipaggio. Ci doveva essere una causa esterna. Quella fu la mia spiegazione».

Per Onorato «che ci fosse nebbia o non ci fosse, era dettaglio ininfluente da un punto di vita marinaresco per un uomo come Ugo Chessa, abituato a navigare a tutta velocità e a tutta forza nel Canale della Manica dove c'è nebbia costante».

«La nebbia non era la causa», ha affermato Onorato, «né incredibilmente poteva essere l'errore umano, come vennero a dire Vizzini e Albanese».

Le ipotesi

Poi il riferimento alle tracce di esplosivo sulla prua: «Se c'era una bomba ed è saltata la prua, sul ponte di comando non hanno capito cosa era successo», ha proseguito Onorato, «se c'è un problema non immediatamente identificato, sulle navi si chiama l'accostata a dritta, e forse è così che sono andati a finire sulla Agip Abruzzo».

«Se c'era una bomba sulla nave? Ho provato a spiegarmi perché», ha ipotizzato Onorato, «c’era la guerra nel Golfo, c’erano navi non identificate nella rada di Livorno. Poteva esser stato un attentato».

Onorato davanti alla commissione ha preso in esame anche l'ipotesi - come causa esterna - dell'improvvisa comparsa di una bettolina sulla rotta del traghetto in uscita dal porto e diretto a Olbia, che potrebbe aver indotto il ponte di comando del Moby Prince a virare all'improvviso.

«Il comandante Ugo Chessa», ha testimoniato ancora l'armatore, «prima di lasciare il porto chiedeva sempre il rilevamento ottico e poi faceva il rilevamento radar. “Quello che hai visto otticamente rivedilo sul radar”, diceva all’ufficiale. E il radar aveva l’allarme anticollisione. Allora come ci è finita la nave contro l'Agip Abruzzo?».

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