Le zanzare pungevano, ma meno di quanto picchiasse il caldo, malgrado i ventagli rossi con la scritta «Giusta e democratica» distribuiti dal Pd. Però l’area concerti della Festa nazionale dell’Unità a Reggio Emilia era piena: almeno 10mila persone, ha contato il responsabile Organizzazione del partito, Igor Taruffi.
Il programma
Nelle quasi due ore del comizio di chiusura, Elly Schlein ha lanciato un po’ di sfide, agli alleati e al centrodestra. Intanto al presidente del M5S Giuseppe Conte, che ogni giorno le chiede le primarie: «Prima il programma - ha avvertito la segretaria - Ma se le faremo le vinceremo, non abbiamo nessuna paura del voto, mai, perché siamo il Pd». E poi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Noi ci siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento ci porterà al voto. È Meloni che deve dirci quando ci porterà al voto, e visto che il governo è stato inutilmente lungo, prima è meglio è per il paese». Però la sensazione è che Schlein abbia parlato soprattutto a Conte. Senza sussurrare. In mattinata lui aveva detto che il M5S non voterà l’invio di armi a go-go all’’Ucraina. Nemmeno Schlein è militarista, però attenzione: «Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti». Al buon intenditor Schlein ha rivolto anche altre parole: «Ora è tempo di accelerare sul programma comune. Non partiamo da zero. Ma non basterà una somma di proposte concrete, servono i valori, al paese dobbiamo offrire una visione del presente e del futuro».
«Io ci sono»
Insomma, Il Pd si sta stancando di aspettare i tempi del M5S. Che però col suo lavoro è agli sgoccioli: il prossimo fine settimana chiuderà la fase di raccolta delle proposte per il programma progressista, quindi dopo il tavolo di programma potrà partire. Con chi? Conte non vorrebbe Renzi, ma Schlein non pone veti: l’alleanza «si può e si deve allargare, ma non restringere». Quindi bene Progetto Civico di Alessandro Onorato che sta a cuore al M5S, ma anche Italia viva farà parte della squadra. Il comizio è un’occasione per mettere un po’ in fila qualche punto: «Il Pd è perno imprescindibile per l’alternativa. Vogliamo metterlo generosamente a disposizione di un progetto più ampio e unitario». Come a ricordare: nell’alleanza c’è chi pesa di più. Lo dicono i voti. E poi la candidatura per Palazzo Chigi: «Io ci sono, sono pronta, insieme a voi, ad affrontare le sfide dei prossimi mesi. Onorata, orgogliosa di guidarvi in questa grande sfida. Andiamo a vincere con l’alleanza progressista e andiamo a cambiare l’Italia». E a chi è scettico, Schlein ha messo davanti un po’ di carte: «Avevano scommesso che non sarei durata più di sei mesi e invece faccio il quarto discorso di chiusura e ci dobbiamo porre il tema che è la prima volta che un segretario finisce il mandato. Oggi il Pd è più unito che mai».
Le «aggravanti»
Il discorso va avanti fra citazioni - Berlinguer, Bonino, Guccini - e l’orgoglio: «C’è chi in questo paese non vuole un’alleanza progressista al governo e non vuole una persona di sinistra a Palazzo Chigi. Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna, avendo 40 anni, essendo libera e non conforme proprio a tutti gli standard, ma se questo valesse nella società io non sarei qua e non avrei mai vinto il congresso e non avrei fatto questi quattro anni di lavoro insieme a voi». L’orizzonte: «Batteremo queste destre nazionaliste, ma non rincorrendole sul loro terreno, le batteremo col coraggio di essere alternativi, proponendo una visione altra e alta, basata su libertà e uguaglianza».
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