Il conflitto

Raid russo vicino alla Polonia, colpito un treno 

Poco prima erano passati i convogli con Boris Johnson e l’ex direttore Cia Petraeus 

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Kiev. «I barbari russi sono già alle vostre porte». È l'allarme lanciato ai Paesi dell’Ue e della Nato dal ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha, mentre le autorità di Kiev hanno denunciato un attacco di droni delle forze di Mosca su una stazione di servizio e su un treno a Yahodyn, nell'ovest dell'Ucraina, a meno di due di chilometri dal confine con la Polonia.

La replica

La compagnia ferroviaria polacca Pkp Intercity ha affermato che il convoglio, con 206 passeggeri a bordo, era in servizio sulla tratta Kiev-Varsavia: nessuno risulta ferito. Il ministero della Difesa di Mosca, invece, afferma che sono state colpite «infrastrutture ferroviarie che assicurano il trasporto di materiali militari provenienti dai Paesi europei». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato i russi di avere «deliberatamente incendiato la locomotiva di un treno e danneggiato una stazione di servizio» nella regione di confine della Volinia.

Poco prima nella stessa stazione era transitato anche il treno su cui viaggiavano i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno dalla 22ma edizione della Conferenza della Yes (Yalta European Strategy Annual Meetings) a Kiev, mentre su un terzo convoglio si trovava anche l'ex direttore della Cia David Petraeus. Il convoglio dei consiglieri - tra cui Fabrizio Saggio, oltre che gli ex premier britannico Boris Johnson e svedese Carl Bildt - è stato costretto a fermarsi per motivi di sicurezza, prima di riprendere il viaggio verso il territorio polacco, hanno spiegato fonti italiane.

Secondo le Ferrovie ucraine, «è molto probabile che il bersaglio di questo drone russo potesse essere anche il treno diplomatico, partito dalla stazione in anticipo rispetto al previsto nell'ambito della revisione in tempo reale degli orari ferroviari, resa necessaria dalla costante minaccia di attacchi russi», ha dichiarato la compagnia ferroviaria.

L’escalation

«Agite subito, scagliate tutto il peso delle vostre sanzioni contro il regime aggressivo di Putin», ha chiesto ai Paesi occidentali il ministro ucraino Sybiha. Mentre da Varsavia il premier Donald Tusk ha parlato di una «escalation» che «nelle prossime settimane e mesi» potrebbe coinvolgere anche il territorio polacco. Ma questi allarmi coincidono con segnali provenienti sia da Kiev sia da Mosca, secondo i quali le trattative dirette con la mediazione degli Usa potrebbero riprendere già in ottobre. E con nuovi commenti di uno dei mediatori americani, Jared Kushner, che sembra premere sull'Ucraina perché si convinca a cedere territori.

Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che durante il vertice dei Paesi Brics appena conclusosi a New Delhi, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping «hanno offerto attivamente i propri buoni uffici per contribuire a trovare una soluzione» alla guerra. Ma quella a cui tutti guardano in questo momento è la mediazione americana.

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