S'Arcu 'e Is Forros torna a parlare. Dopo dieci anni sono ripresi gli scavi nel grande santuario nuragico di Villagrande. A poche settimane dalla riapertura del cantiere, il terreno sta già restituendo nuovi indizi sul complesso archeologico.
Ai piedi del Gennargentu il villaggio santuario custodisce testimonianze di oltre tremila anni fa. Qui i nuragici edificarono due imponenti templi a megaron, dalla caratteristica pianta rettangolare, destinati ai culti e a cerimonie religiose. Un vasto abitato con officine metallurgiche e una fornace unica nel suo genere, testimonianza dello stretto legame tra la lavorazione dei metalli e il culto.
La nuova campagna di ricerca, diretta dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro e coordinata sul campo dall'archeologo Enrico Dirminti, è ripartita dall'ambiente gradonato, dove le indagini si erano fermate nel 2016. Proprio in quest'area è emersa una struttura a pianta circolare, ancora tutta da interpretare, dalla quale stanno affiorando numerosi reperti ceramici. «L'obiettivo è portare completamente alla luce questa struttura e comprenderne la funzione e il rapporto con gli altri ambienti del complesso», spiega Dirminti. I materiali recuperati saranno studiati al termine della campagna per ricostruire l'organizzazione del santuario e la vita delle comunità che lo frequentavano.
Negli anni S'Arcu 'e Is Forros ha restituito reperti di straordinario valore, tra cui un'anfora orientale con iscrizioni, manufatti metallici e uno scarabeo, oltre a materiali etruschi e dalla regione palestinese. Patrimonio che conferma come il sito fosse un importante centro di incontro, scambi commerciali e culturali, ben lontano dall'immagine di una Sardegna isolata. «C'è ancora tanto da scavare e da comprendere – dice Dirminti – ma ogni nuova scoperta può aiutarci a ricostruire il ruolo che S'Arcu 'e Is Forros ebbe nella Sardegna nuragica».
Gli scavi proseguiranno per tutto il mese di settembre.
Parallelamente agli scavi è stata avviata l'iniziativa "Scavi aperti", che permette al pubblico di visitare il cantiere accompagnato dagli archeologi Enrico Dirminti e Matteo Tatti e dal direttore dei lavori Federico Scudu.
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