La tragedia

In preghiera per Michela, Solanas invoca il miracolo 

Dopo la veglia di giovedì, stasera una messa e la fiaccolata Il paese: «La notte prima lui gridava come un indemoniato» 

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Inviata

Solanas. «Il bar è ancora chiuso?», chiede una signora dall’accento emiliano, mentre si guarda intorno spaesata. L’uomo che si ripara all’ombra di un albero del giardino di fronte, allarga le braccia e scuote la testa, le parole evidentemente non servono. «So cosa è successo, povera ragazza…», conferma lei, tornando sui propri passi lungo la via Al Mare deserta. Ieri mattina Solanas era un paese ammutolito. Pochissime le persone al mercatino del venerdì, di solito molto animato, e nessuno lungo la strada principale che, tra le case a un piano con giardino, si snoda fino alla spiaggia affollata, l’altro pezzo di paese abitato perlopiù dai turisti che d’estate moltiplicano di tanti zeri il numero dei residenti, i 140 che ci vivono tutto l’anno, perlopiù anziani.

Una candela accesa

È qui, all’inizio della via Al Mare e a fil di strada, il bar “Cafè 1950” dove tutto è successo. La veranda coi tavolini e le seggiole accostate, la serranda abbassata, così come la saracinesca accanto, quella del market di Fabia Orrù, la madre di Michela Rubiu. Lavorano vicine e vicine abitano, l’una al piano di sopra, l’altra nella casa poco più avanti, col cancello sprangato. «Sono tutti in ospedale a Cagliari», sussurra un’anziana che marcia fino alla chiesa parrocchiale dove alle nove c’è la messa. Sta proprio di fronte al bar, la parrocchiale della Madonna della Fiducia, e questo fine settimana doveva essere di festa, e invece – cancellati spettacoli e degustazioni – sono rimaste le preghiere e le invocazioni per la vita di Michela appesa a un filo e affidata al volere di Dio. Si prega e s’invoca il miracolo, ed è davvero il proposito di tutti, visto che giovedì sera in chiesa sono rimasti solo posti in piedi per la veglia organizzata dal parroco don Diego Zanda. Si sarà in tanti anche stasera, alla funzione fissata per le 20, e alla fiaccolata che seguirà. “Insieme nella luce della fede per Michela”, dicono i manifesti affissi ovunque.

L’innominato

«Il paese è choccato», dicono i coniugi settantenni («Sì, siamo solanesi») che fanno la spesa al mercatino. «A memoria nostra, mai che sia successo un fatto così grave. Doveva venire uno da fuori per combinare quello che ha combinato...». Nessuno pronuncia il nome di Alessandro Pintus. Non le persone che si affacciano alle bancarelle del mercato in tarda mattinata, non quelle che fanno capolino dalle finestre socchiuse per vedere chi caspita suona al campanello.

Le grida nella notte

Le voci di questa piccola comunità viaggiano sulle frequenze radio di paese, quelle che scremano, vagliano e giudicano ogni fatto fuori dall’ordinario. Radio paese racconta che la notte prima del tentato omicidio della moglie, Alessandro Pintus gridava come un indemoniato dalla strada, piazzato davanti al cancello sbarrato della loro casa. Racconta che a quel punto si è disposto ad aspettare che Michela uscisse per aprire il bar, e che, nell’attesa, ha preordinato la scena. «Ha girato all’insù le telecamere, di modo che non riprendessero niente di quel che voleva combinare», dicono in paese, ed è una voce unanime e concordante.

La forza di lei

Raccontano che lui da qualche tempo era strano; parlano di «manie di persecuzione». Michela Rubiu, invece, viene descritta come una donna tutta dedicata ai due figli e al lavoro, una che sin da ragazzina aveva sfaccendato nel market della madre per poi fare esperienza in un bar vicino e prendere la qualifica professionale per aprire finalmente un’attività tutta sua. Si erano sposati tre anni fa, dopo un fidanzamento fatto di tira e molla, e negli ultimi mesi pare che la convivenza fosse diventata impossibile. «Michela cercava di preservare la serenità dei figli», dicono. Non è chiaro se lui fosse ormai fuori casa, certo è che lo era la notte prima che afferrasse la pistola.

La fede e la devozione

Né a voce alta, né sottovoce. Qui il meno ciarliero di tutti è don Diego Zanda. Trentanove anni, di Sestu, docente della facoltà teologica di Cagliari, è il sacerdote che regge le parrocchie di Solanas, Torre delle Stelle e Geremeas. «Affidiamo tutto alle mani di nostro Signore Gesù e di Maria», avvisa. Stasera celebrerà la messa alle 20, prima della fiaccolata che parte dalla piazza della chiesa. «Questo è un paese di gente solidale, so che saremo in tanti. L’altro ieri, alla veglia di preghiera, la chiesa era piena. Abbiamo recitato il rosario e ho fatto una piccola riflessione su Gesù nel Getsemani. Lui sa che dovrà morire da innocente, non se lo spiega e ha paura, ma dice al Padre “sia fatta la tua volontà”. Anche noi non capiamo nulla di ciò che sta succedendo. Possiamo soltanto affidare tutto a Dio. Per noi è il momento della preghiera».

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