C’è un cavallo dal manto scuro a trainare il cocchio con il simulacro di Sant’Elena. Le rigide prescrizioni per evitare il dilagare della dermatite bovina, costringono a cambiare tradizioni radicate come quella del giogo dei buoi, ma tutto sembra ancora più bello. La statua della patrona incede lenta tra le ali di folla che la attendono al passaggio nelle strade, davanti a portoni addobbati a festa, con le bandierine colorate che sventolano in alto.
Il rito si rinnova
Il corteo parte più o meno puntuale dal sagrato della basilica. E sembra quasi non finire mai. Ci sono le associazioni, le confraternite, le parrocchie, i gruppi folk, i malati dell’Unitalsi, i ragazzi dell’oratorio di Sant’Elena in costume. Davanti i cavalieri a cavallo, i carabinieri in alta uniforme, le autorità comunali, le bande musicali di Malta e di Quartu e dietro la Santa, centinaia di fedeli. Rosario in mano, pregano, seguono il canto dei sacerdoti, qualcuno si commuove.
Qualcuno che a Sant’Elena ha magari chiesto la grazia e che attende, con fiducia. In ogni strada e un tripudio di colori, di bandierine, di felci legate ai portoni. Via Bonaria è come sempre un piccolo gioiello con i preparativi che sono cominciati già da giorni. «Tutti gli anni facciamo la ramadura e addobbiamo la strada aspettando la patrona»dice Rosa Mucelli, 85 anni, «con l’aiuto di tutto il vicinato. Quando ero bambina lo facevo con mia madre. Una tradizione che si tramanda».
Il cocchio e i fedeli
L’onore di portare il cavallo che accompagna il cocchio è di Francesco Porcu, «siamo molto emozionati. L’ultima volta che fu un cavallo a trainare il cocchio era 26 anni fa».Tra i più emozionati, quest’anno, e non poteva essere altrimenti, c’è la mamma del presidente del Comitato stabile per i festeggiamenti in onore di Sant’Elena, Stefano Mulliri.
Si chiama Angela Deiana, 83 anni: «Mi sono emozionata per mio figlio quando mi ha detto che sarebbe stato presidente», racconta, «e mi sono emozionata anche quando l’ho visto in chiesa alla messa. Ma mi sono anche preoccupata perché è un compito molto faticoso. Lui però è preparato. Possiamo dire che ha sempre vissuto in chiesa, fin da quando era piccolo. Quando andava alle elementari prima correva alla prima messa fare il chierichetto. Anche sua moglie l’ha conosciuta lì». In processione Angela Deiana ci va da quando era bambina. «prima la festa era molto diversa», ricorda, «non si festeggiava solo in piazza Sant’Elena. In piazza IV Novembre, mettevano su pipponi, l’albero della cuccagna, mentre in via Fiume, dove c’era solo campagna, si faceva la corsa dei cavalli. Tradizioni che poi si sono perse».
L’arrivo pirotecnico
La conclusione della processione nel sagrato e qualcosa che non si era mai visto. Ad accogliere Sant’Elena c’è un magico gioco di luci, e le note dell’Ave Maria accompagnano il simulacro dentro la basilica. La festa proseguirà anche oggi, giorno di Sant’Elena con uffici comunali chiusi e parcheggi gratuiti. Le messe cominciano alle 6 poi alle 11.30, la solenne concelebrazione presieduta da monsignor Mosè Marcia vescovo di Nuoro, animata dal coro della basilica. In
serata alle 21,30 in piazza lo spettacolo Voglio tornare negli anni Novanta.
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