In qualche misura, la 370esima volta di Sant’Efisio sarà un’edizione storica. Quest’anno, infatti, la processione sarà diversa dal solito: l’emergenza legata alla dermatite bovina ha imposto una revisione del tradizionale corteo, costringendo l’Arciconfraternita del Gonfalone a mettere in campo un “piano B” che unisce devozione, sicurezza sanitaria e capacità organizzativa. La novità riguarda proprio il trasporto del simulacro del Santo. Senza i buoi, che tradizionalmente trainano il cocchio, Sant’Efisio verrà portato a spalla, senza la teca di vetro, dai confratelli (4 più altri 4 di supporto) dalla chiesetta di Stampace fino all’uscita dalla città, all’ex Semoleria in viale La Plaia. Qui verrà caricato su un pick-up (messo a disposizione dall’associazione che organizza la festa di San Gemiliano a Sestu), e da quel momento il Guerriero sarà trasportato a bordo del mezzo nei luoghi del martirio, fino a Pula.
La Soprintendenza
«L’impossibilità di collocare Sant’Efisio nel tradizionale cocchio trainato dai buoi ha un grande valore simbolico», spiegano dalla Soprintendenza che ha dato l’ok al trasporto a spalla. «Il simulacro sarà trasportato senza la teca di vetro, non adatta questo tipo di trasporto. Questa decisione rappresenta un’importante opportunità per ammirare più da vicino l’opera da poco restaurata», aggiungono.
Solidarietà
Sarà, dunque, una cerimonia più sobria senza la presenza dei buoi. Ed è proprio agli allevatori, colpiti da questa nuova emergenza (dopo quella del 2025) che sta mettendo in ginocchio il settore zootecnico, che l’Arciconfraternita dedica la Festa. Si sarebbe potuto, infatti, decidere di utilizzare i buoi per trasportare il cocchio una volta che la processione sarebbe arrivata a Capoterra (da lì in poi non c’è più il divieto di movimentazione de bovini imposto da Regione e Asl), invece è stata fatta una scelta diversa, di “solidarietà” alle famiglie. «La decisione di non utilizzare i buoi nasce per esprimere la nostra solidarietà alle famiglie che hanno subito una grave perdita economica dalla dermatite bovina», sottolinea il presidente dell’Arciconfraternita Andrea Loi. Un concetto ribadito nella tradizionale omelia di mezzogiorno della vigilia del Primo maggio da don Franco Matta, parroco di Sant’Anna e prelato protettore dell’Arciconfraternita: «Per tante persone, la dermatite bovina è stata un danno materiale. A loro va la nostra preghiera e chiediamo al Signore per intercessione di Efisio di dare una mano a queste famiglie».
Traccas
Anche senza i buoi, lungo il percorso cittadino ci saranno 11 traccas: un modo per ammirare, comunque, i colori, i tessuti, gli ori, i dolci e i pani che le adornano. Fuori Cagliari, invece, assieme alle cinque traccas, a Capoterra, Pula, Sarroch, Villa San Pietro,compariranno anche i buoi.
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