La crisi.

«Salviamo la cerealicoltura sarda»  

L’appello al prefetto di imprese e amministratori del Medio Campidano  

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Un incontro con il prefetto di Cagliari, per fare arrivare a Roma il grido di allarme degli agricoltori e dei ceralicoltori dell’Isola, alle prese con una crisi definita «una vera e propria vertenza sociale e democratica, non più solo economica».

Il vertice

Ieri al vertice hanno partecipato una delegazione sindacale della Cia Cagliari Sud Sardegna, l’amministrazione della Provincia del Medio Campidano e una rappresentanza dei sindaci del territorio.

Un incontro – viene riferito – «nato dalla forte spinta e dal mandato ricevuti durante l’affollata assemblea Cia di Serrenti dello scorso 12 giugno, che ha messo al centro le sorti della cerealicoltura sarda e il drammatico rischio di spopolamento delle aree interne del Medio Campidano».

Effetto domino

Al termine i partecipanti hanno espresso «gratitudine» al prefetto Paola Dessì «per la sensibilità e la prontezza con cui ha accolto il nostro grido d’allarme. Abbiamo consegnato nelle mani della massima autorità dello Stato sul territorio la preoccupazione della nostra base. Se non invertiamo la rotta subito il problema non sarà più il prezzo del grano, ma il fatto che non ci saranno più agricoltori disposti a seminarlo. Il prefetto ha raccolto la gravità della situazione da noi espressa e il timore per l’effetto domino che il collasso del settore avrebbe sulla tenuta demografica e sociale delle nostre comunità rurali».

Vengono sollecitati «una sinergia totale su tutti i livelli istituzionali che porti a attivare misure straordinarie». E ancora: «Il riconoscimento della centralità strategica della coltura del grano in Sardegna, non solo come comparto economico, ma come presidio fondamentale contro il dissesto e l’abbandono della terra».

Infine, la creazione di un «fronte comune contro lo spopolamento: sindaci, Provincia e sindacato hanno fatto squadra, dimostrando che la difesa dell’agricoltura è l’unico vero motore per garantire servizi, economia e futuro alle aree interne dell’Isola».

Le quotazioni

E un altro allarme arriva da Confagricoltura Sardegna: «Con le trebbiatrici che stanno entrando nei campi della Sardegna, le quotazioni del grano duro precipitano, con un calo a 27 euro al quintale, ben al di sotto dei costi di produzione. Un quadro che prefigura, di fatto, l'arrivo di una delle peggiori stagioni mai registrate negli ultimi anni dal comparto isolano»», avverte il presidente Stefano Taras. «In ambito nazionale sono le isole a registrare la condizione più critica. Lo tsunami che sta per investire il comparto si era provato ad arginarlo nei mesi scorsi con l'istituzione, per mano del ministero dell'Agricoltura, della Commissione unica nazionale per il grano duro. È una buona intuizione, ma si deve evolvere. Deve passare da strumento di rilevazione del prezzo a strumento di governo della filiera - osserva Taras - in un mercato ormai fortemente influenzato dalle quotazioni internazionali, da una crescente finanziarizzazione a rischio speculativo, dalle importazioni e dalle strategie dell'industria molitoria, il prezzo definito dalla Commissione rischia di essere percepito come una semplice presa d'atto delle condizioni esistenti, senza incidere realmente sui rapporti di forza della filiera».

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