La storia

«Salviamo gli ospedali di periferia» 

Isili, marito e moglie medici vanno in pensione: non è stato facile 

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Una vita spesa per la medicina, a Isili nel cuore del Sarcidano, quella di Maria Balata, 67 anni, patologa clinica, e di suo marito Giovanni Mauro 68 anni, ginecologo. Un’avventura cominciata nel gennaio del 1991 quando lui vince una selezione per il consultorio familiare, anche se poi lavorerà persino nella ginecologia dell’ospedale san Giuseppe Calasanzio. Un’esperienza che doveva durare solo 8 mesi e che invece si concluderà il primo aprile prossimo quando Maria e Giovanni andranno insieme in pensione.

«Potevo farlo due anni fa», ha detto il dottor Mauro, «ho preferito aspettare lei, anche se vorrei rimanere perché sono stato bene». Per questo pensa ad un periodo di libera professione che gli permetterà di non staccare di netto. «Io vado via per limiti d’età», dice invece lei, «ma sono contenta di quanto ho fatto, non sempre è stato facile».

Nel corso di questi lunghi anni i due medici avrebbero potuto scegliere altre strade, fare una carriera diversa ma alla fine ha prevalso l’amore, ricambiato, per questo piccolo paese.

Nel Sarcidano

Lui di Lecce, lei di Tempio, sono rimasti colpiti dalla vitalità del capoluogo del Sarcidano e dall’accoglienza ricevuta che li ha accompagnati in tutto questo tempo. «Non sapevamo neppure dove fosse Isili», ha raccontato dottor Mauro, «abbiamo dovuto cercarlo sulla cartina stradale, avevo la sensazione di stare in un posto limitato, chi non è sardo non si rende conto di essere in un’isola». «L’idea all’inizio era quella di andare via dopo qualche mese», ha aggiunto la dottoressa Balata, «ma eravamo legati l’uno all’altra, non potevamo spostarci da soli e siamo rimasti». Trascorsi gli 8 mesi per lui arriva il tempo indeterminato in consultorio mentre lei entra nel reparto trasfusionale e poi nel laboratorio analisi. Isili diventa più familiare, più casa. Si moltiplicano gli amici, le serate in compagnia, arriva il loro bambino e pensare di andare via è sempre più difficile.

Lavoro e famiglia

«Siamo stati accolti bene», ha detto Maria Balata «nostro figlio si è inserito e così abbiamo deciso di restare». Il loro lavoro è stato accurato, professionale, discreto, per questo hanno potuto lasciare nel territorio una importante eredità. Da una parte un laboratorio ancora attivo, nonostante tutto, il Centro trasfusionale e raccolta sangue che la dottoressa ha voluto e curato con tutte le sue forze. «È come un figlio», ha detto, «ha avuto una risposta positiva con tanti donatori, è diventato una famiglia e abbiamo attivato altri servizi».

Dall’altra un Consultorio che è un riferimento per tante donne, tante famiglie della zona. «È sempre stato un’isola felice», racconta il dottor Giovanni Mauro, «un’èquipe affiatata e un clima sereno, il mio posto resterà vacante».

Sanità in crisi

Sì, perché questi due pensionamenti sono accompagnati da una grande punto interrogativo: chi prenderà il loro posto? Per colmare, almeno in parte, l’assenza della Balata ci sono già tre professionisti che lavorano al Centro trasfusionale e in laboratorio, ma per il Consultorio il futuro è più incerto. Eppure quando Maria e Giovanni sono arrivati ad Isili i medici c’erano ed erano tanti. «Allora», racconta lei, «l’ospedale era veramente un ospedale, è un dispiacere vederlo come è adesso».

«C’erano i primari», ha aggiunto lui, «nei vari reparti, oggi c’è la fuga dagli ospedali un po’ dappertutto». E così anche loro in tanti anni di lavoro hanno vissuto il cambiamento organizzativo e strutturale che ha investito il San Giuseppe, hanno inciso nella mente i periodi di crisi quando la paura di chiusura era quasi certezza, quando in tanti si sono succeduti per rassicurare e fare promesse.

«Gli ospedali di periferia», hanno detto, «potevano essere una valvola di scarico per quelli cittadini». Oggi il san Giuseppe Calasanzio di Isili è un po’ lo specchio di una sanità in crisi: il Pronto soccorso funziona solo 12 ore al giorno e nei giorni festivi spesso è a rischio. Eppure Maria e Giovanni non si pentono della loro scelta e si preparano a vivere la pensione in quella comunità che li accolti con affetto, stima, riconoscenza, che nel corso della loro carriera hanno conosciuto e che ora è diventata casa.

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