Parma. C’è un arrestato per il delitto commesso nel settembre 2014, a Bujumbura, capitale del Burundi: tre missionarie italiane della congregazione delle Missionarie di Maria Saveriane – suor Olga Raschietti (83 anni), suor Lucia Pulici (75) e suor Bernardetta Boggian (79) – furono seviziate e uccise nella loro casa nel quartiere Kamenge. Le prime due vennero sgozzate il 7 settembre; la terza, rientrata in missione, fu decapitata la notte seguente. I corpi furono ritrovati con segni di umiliazione, in un contesto che da subito apparve segnato da particolare ferocia.
A oltre undici anni di distanza, i carabinieri hanno arrestato a Parma Guillaume Harushimana, 50 anni, operaio agricolo residente da tempo nel Parmense, accusato di aver organizzato il triplice omicidio.
Terrore politico
Secondo la Procura, i delitti maturarono negli ambienti della polizia segreta burundese, in un clima di terrore politico. Harushimana, pur non appartenendo formalmente ai servizi, era ritenuto vicino al generale Adolf Nshimirimana, capo della polizia segreta e presunto mandante. Avrebbe svolto sopralluoghi, procurato la chiave dell’abitazione e acquistato camici da chierichetti per consentire agli esecutori di muoversi senza destare sospetti. Il mandato sarebbe stato trasmesso tramite un intermediario, con la promessa di un compenso.
Assassini in divisa
Dopo il primo duplice omicidio, nonostante la presenza di agenti e missionari nella zona, gli autori sarebbero riusciti a uscire e rientrare nella notte successiva, indossando divise da poliziotti, segno di possibili connivenze interne. Il procuratore Alfonso D’Avino ha spiegato che l’indagato era uomo di fiducia dei padri saveriani, impegnati a Bujumbura in un centro giovanile interetnico.
Le indagini iniziali del 2014 e del 2018 erano state archiviate. La svolta è arrivata dopo la pubblicazione, nel 2022, del libro “Nel cuore dei misteri” della giornalista Giusy Baioni e di un’inchiesta della Gazzetta di Parma, che hanno portato all’apertura di un nuovo fascicolo. Nel tempo non sono mancati depistaggi, tra cui l’arresto di un presunto “folle” e pressioni contro media locali che avevano diffuso testimonianze di presunti coautori.
Il movente dei soldi
Tra i possibili moventi figurano la gestione dei fondi italiani destinati al centro saveriano e un’ipotesi rituale legata alle ambizioni politiche di Nshimirimana, ucciso mesi dopo in una faida. La Famiglia delle Missionarie di Maria Saveriane auspica ora che l’arresto contribuisca a fare piena luce sulla vicenda e a contrastare l’impunità.
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