Via Ghibli.

«Rubava soldi in casa, me lo disse il padre» 

Un’amica di famiglia svela in aula i rapporti tesi tra l’imputato e i genitori uccisi 

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«Gino aveva bisogno di parlare. Era sempre triste per il figlio. Mi aveva confidato che Claudio aveva sempre bisogno di denaro e glielo chiedeva ripetutamente. Mi ha detto che era arrivato anche a rubargli dei soldi. A quel punto gli consigliai di non aiutarlo più, lasciare che se la cavasse da solo». A parlare, davanti ai giudici della Corte d’assise, è stata ieri Maria Bonaria Scano, amica del 79enne Luigi Gulisano, trovato senza vita assieme alla moglie Marisa Dessì (82) nel loro appartamento di via Ghibli, nel Quartiere del Sole. A processo per l’omicidio di entrambi c’è il figlio minore della coppia, il 44enne Claudio, accusato di aver soffocato il padre e la madre, prelevando poi dai loro conti 20mila euro dai conti dei genitori.

Testimoni in aula

Ieri mattina, davanti alla Corte presieduta dal giudice Giovanni Massidda (a la tere il collega Roberto Cau) sono sfilati numerosi testimoni d’accusa convocati dalla pm Rossana Allieri, titolare dell’inchiesta che ha portato all’arresto del minore dei figli della coppia. La prima a confermare quanto già riferito ai carabinieri nel corso delle indagini è stata la vicina di casa della famiglia Gulisano, Maria Paola Pucci, che ha ribadito di aver incontrato e salutato Claudio Gulisano la mattina del 5 dicembre 2024 in via Ghibli, ore prima che il 44enne desse l’allarme per sostenendo di aver trovati i corpi senza vita dei genitori. In Assise sono poi stati chiamati anche gli amici del Bar di Sant’Elia con i quali Luigi Gulisano, ogni mattina, si ritrovava per giocare a carte. Ma è stata la testimonianza di Maria Bonaria Scano ad attirare l’attenzione dei giudici. La donna ha ribadito di avere la passione per il giardinaggio e che ogni settimana andava a curare il giardino a Solanas nella villetta di Luigi Gulisano, di cui era amica. «Lavoravo come rappresentante della Folletto», ha raccontato, «e lui ne aveva comprato alcuni. Siamo diventati amici e abbiamo iniziato ad avere confidenza, tanto che mi raccontava anche del figlio». Così la testimone ha confermato anche le lamentele dell’anziano rappresentate di commercio nei confronti del figlio Claudio per le continue richieste di denaro. La Corte ha disposto una perizia sul telefonino della donna, così da estrapolare la cronologia dei messaggi che si è scambiata con una delle vittime.

La ricostruzione

L’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Sanna, non era presente ieri in aula. Stando alla ricostruzione della pm Allieri, fondata sugli esiti di una perizia dell’anatomopatologa di Torino, Rita Celli, e del chimico dell'Università piemontese, Claudio Medana, i due anziani coniugi sarebbero stati uccisi dal figlio minore che prima avrebbe soffocato la madre con la sciarpa che teneva al collo, poi avrebbe atteso alcune ore il ritorno del padre che era uscito per la consueta passeggiata del mattino.

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