Il reportage.

Rider, è emergenza caporalato 

L’inchiesta: account affittati in nero e consegne ostaggio dell’algoritmo 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

L’indicazione, prima di lasciare la caserma di via Nuoro alle 18 di un fine settimana, è precisa: «Controlliamo i rider prima che ritirino i pasti da consegnare. Non dobbiamo creare disguido o disagio al loro lavoro». Il comandante della compagnia di Cagliari, Simone Anelli, nella riunione con i militari delle stazione di Stampace, Sant’Avendrace e Villanova, insieme ai colleghi del Nucleo ispettorato del lavoro, indica gli obiettivi del servizio disposto dal comandante provinciale, Luigi Grasso: verificare i documenti dei corrieri e dei loro mezzi, controllare la regolarità dei contratti di lavoro o dei rapporti con le varie società titolari delle piattaforme di consegna a domicilio di alimenti e pasti pronti. E raccogliere elementi investigativi sui sospetti dell’esistenza, anche a Cagliari, di caporalato digitale, mercato illegale sugli account dati in affitto, paghe da fame, turni infiniti e gestione delle consegne ostaggio degli algoritmi. Reati e problemi già scoperchiati da un’inchiesta della Procura di Milano.

L’attesa

La prima tappa è in via Bacaredda, davanti al McDonald’s. Due rider sono già lì, in attesa di vedere sul display del proprio cellulare la notifica di un ordine. Sono due giovani cagliaritani. «Io ho una laurea, ma non trovo niente. Dunque per guadagnare qualcosa faccio questo lavoro che non sarà quello della mia vita», dice prima di consegnare i documenti ai carabinieri. Entrambi mostrano lo smartphone e i dati del loro account per accedere alla piattaforma dove c’è registrata tutta l’attività svolta dall’inizio dell’anno: spostamenti, consegne effettuate, guadagno e chilometri percorsi. Dichiarano di muoversi sulle bici elettriche ma si spostano su scooter: l’algoritmo, confidano, sembra favorire i rider muniti di bicicletta con pedalata assistita, forse perché più rapida per le consegne nel centro città. «Io accetto solo ordini nella zona. Se mi arriva una richiesta per una consegna a Monastir o Capoterra non la faccio: con poco più di 4 euro non rientrerei nemmeno nei costi, tra benzina e usura del mezzo», spiega uno dei rider. Ne arrivano altri due: divisa diversa, piattaforma diversa, contratti e trattamenti economici diversi.

Le voci

C’è chi ammette di non aver effettuato la visita medica e chi di aver indicato, nel proprio account, un mezzo diverso dallo scooter che sta usando. «Siamo schiavi degli algoritmi. Ti controllano e distribuiscono gli ordini seguendo anche il pregresso e quanto stai guadagnando: a volte rischi di fare una sola consegna in tutto il giorno», confidano. Difficile stare a guardare gli orari se vuoi arrivare a mettere da parte più di mille euro, lordi. E se c’è il maltempo? «Per i mesi di pioggia abbiano ricevuto un indennizzo: chi 2 euro e chi 70 centesimi». Non è uno scherzo: sul display del cellulare è indicato proprio quell’importo. Si sorride per non piangere. «Account in affitto e riconoscimenti facciali fatti a casa del reale titolare del dispositivo? Lo fanno soprattutto gli stranieri. Lo sanno tutti. Basta fare un giro in centro», dicono ai carabinieri. Una conferma ai sospetti e alle segnalazioni raccolte dai militari della compagnia.

Il giro d’affari

Le pattuglie, insieme a quella dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, si spostano, direzione Stampace, tra via Sassari e Corso. Qui ci sono tre bici elettriche ferme e altrettanti rider, tutti di nazionalità pachistana. Poi ne arrivano altri due. Il controllo è più complicato. C’è chi non è in regola con il permesso di soggiorno ma soprattutto due account risultano a nome di altre persone. «Lo fanno in tanti», dice uno in un italiano stentato. «Altrimenti non potrei lavorare. Così lui mi dà 1.300 euro al mese», aggiunge un altro, riferendosi al vero proprietario dell’account, che si trova altrove. E quando l’app richiede l’autenticazione facciale? «Vado da lui, la sblocca e riprendo le consegne», ammette. Gli investigatori identificano tutti e raccolgono informazioni molto utili per l’inchiesta sul caporalato, e altri reati, in città. Un’ombra scura nello sfruttamento di tanti giovani, sardi e non, che vediamo sfrecciare in bici e scooter nelle strade cagliaritane.

RIPRODUZIONE RISERVATA  

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi