Il silos dell’ex semoleria all’interno del campus universitario di viale La Plaia resterà vincolato e non potrà essere demolito, né si potrà usare la sua volumetria per ampliare gli uffici e i servizi destinati agli studenti. Lo ha deciso il Tar Sardegna che ha respinto un ricorso dell’Ersu (l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario) contro il Ministero della Cultura e la Soprintendenza che – con un decreto della competente commissione –aveva indicato l’immenso edificio come di interesse culturale, storico e artistico poiché legato all’archeologia industriale.
La vicenda
L’Ente, grazie ad un accordo di programma firmato nel giugno 2014 con Regione, Comune e Università, aveva avviato il progetto per la realizzazione del Campus universitario nell’ex area Sem. La proposta prevedeva, a fronte della prevista demolizione del Silos Nuovo (che inglobava e ampliava il vecchio), la realizzazione di altri due edifici destinati a residenza per un totale di ulteriori 440 posti letto, un fabbricato destinato alla ristorazione/mensa e un locale destinato a palestra. Nel 2022, poi, il progetto era stato modificato e quell’immobile, con la relativa volumetria, era stato adibito a uffici. Tutto, però, era stato bloccato dalla Commissione regionale per il Patrimonio Culturale della Sardegna (Corepcu) che aveva dichiarato il silos «di interesse culturale storico» e dunque vincolato. Da qui il ricorso dell’Ersu ai giudici amministrativi con l’avvocato Enrico Salone che ha chiesto l’annullamento del decreto. C’è da dire, inoltre, che un altro silos che esisteva all'interno del porto è stato demolito con delle cariche di dinamite qualche anno fa, perché non ritenuto di alcun pregio “storico-artistico”. Davanti al Tar, poi, si è costituita l’Avvocatura dello Stato per difendere il provvedimento deciso dal Ministero della Cultura. Buona parte della battaglia giudiziaria si è basata sulla datazione della costruzione che serviva per conservare le granaglie.
La decisione del Tar
«Tutti gli elementi acquisiti in sede istruttoria», si legge nella sentenza della Prima sezione del Tar Sardegna, presieduta dal giudice Giulia Ferrari, «sono concludenti nel senso della datazione delle opere, oggetto della dichiarazione di interesse culturale, a più di 70 anni dall’adozione del provvedimento impugnato». Sulla data precisa non ci sarebbe certezza, ma vari indizi precisi e concordanti lo confermerebbero la storicità. Per il Tar, affinché i vincoli possano essere applicati, basta la sussistenza di un interesse culturale che, in questo caso, risulta dalla relazione storico-artistica allegata al decreto. Il silos – conferma la sentenza – testimonierebbe «l'evoluzione storica di uno dei più grandi siti dell'industria molitoria italiana, nonché testimonianza della storia economica e produttiva della Sardegna; il Silos Nuovo, parte integrante del Silos Vecchio di cui costituisce un ampliamento, è un fabbricato di archeologia industriale di interesse architettonico».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
