Il conflitto

Quarto anno di guerra, l’Ue: «Putin sta perdendo» 

A Kiev i presidenti von der Leyen e Costa: «Confermati 100 milioni e sostegno per la rete elettrica» 

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Kiev. «L'Europa è al vostro fianco e aumenterà la pressione su Mosca». A quattro anni dall'inizio della guerra, con l’invasione russa dell’Ucraina, i vertici dell'Ue hanno scelto di onorare con una visita a Kiev il sostegno al Paese di Volodymyr Zelensky. Nella capitale gialloblu sono andati Ursula von der Leyen e Antonio Costa, in una missione lampo che ha contato oltre venti ore di treno tra andata e ritorno dalla Polonia. Intanto Vladimir Putin accusa Parigi e Londra, di voler «fornire armi nucleari all'Ucraina».

La visita

Insieme a Zelensky i presidenti von der Leyen (Commissione Ue) e Costa (Consiglio europeo) si sono recati a Piazza Maidan, simbolo della resistenza contro Mosca. Hanno omaggiato «il coraggio» del popolo ucraino e chiarito un concetto: «Putin non ha raggiunto i suoi obiettivi e la guerra di logoramento lo sta indebolendo». In una Kiev per la prima volta da giorni sopra lo zero, e con i raid russi che per un'intera giornata hanno taciuto, von der Leyen e Zelensky hanno fatto il punto sulla crisi energetica a Kiev, mettendo subito sul piatto 100 milioni di aiuti e promettendo un piano per stabilizzare la rete elettrica. Di più, al momento, i vertici comunitari non hanno potuto offrire. Viktor Orban, infatti, con un voto contrario ha messo sotto scacco sia il ventesimo pacchetto di sanzioni che il prestito da 90 miliardi concordato al summit dei 27 di dicembre. «Non rispettare i patti è inaccettabile», hanno detto i due presidenti. «Il prestito però ci sarà, abbiamo diverse opzioni». Zelensky ha poi detto che «Orban deve parlare con i russi, sono loro ad aver distrutto l'oleodotto Druzbha», ciò che ha determinato «lo stop ai flussi di petrolio dall'Ucraina».

L’altro incontro

Poco prima della conferenza stampa congiunta, von der Leyen, Costa e Zelensky hanno partecipato alla riunione dei Volenterosi convocata da Emmanuel Macron e Keir Starmer. C’erano, tra gli altri, il leader finlandese Alesander Stubb, la danese Mette Frederiksen e il croato Andrej Plenkovic. I temi hanno riguardato «il processo di adesione dell'Ucraina, il congelamento dei beni e le sanzioni contro la Russia». Giorgia Meloni, che ugualmente ha partecipato, ha voluto rimarcare l'esigenza di un «inviato Ue per i negoziati: l'Europa deve essere presente e parlare con una sola voce». L'idea non ha registrato interventi apertamente contrari, seppure una sua realizzazione non è preventivabile nel breve periodo. Di certo, non è in questa fase che l'Ue siederà al tavolo: sul Donbass e sulla centrale di Zaporizhzhia, la decisione spetta solo a Zelensky. I giochi, invece, li dovrebbe condurre Donald Trump, impegnato nella notte nel discorso sullo stato dell’Unione, ma che ha vissuto con netto distacco il quarto anniversario dell'invasione russa.

La rabbia di Putin

Intanto per la Russia quattro anni di guerra non sembrano ancora troppi. L'intenzione sembra quella di continuare il conflitto o «l'operazione militare speciale», come la chiamano a Mosca, perché «gli obiettivi non sono ancora stati pienamente raggiunti», avverte il Cremlino. L’intelligence russa ha usato l'anniversario per lanciare nuove accuse agli europei sul «rifornimento di armi nucleari a Kiev» e ribadito i propri obiettivi: «Annessione per lo meno del Donbass, neutralità dell'Ucraina e la sua “denazificazione”». La Russia si dice «aperta a ottenere tutto ciò «con mezzi politici e diplomatici», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Ma i suoi «interessi» saranno «garantiti in ogni caso». Quindi, se necessario, con la prosecuzione dei combattimenti, che entrano nel quinto anno. Il Cremlino ha anche avvertito che il presunto piano franco-britannico avrà l'effetto di modificare «l'atteggiamento russo nei confronti del processo negoziale».

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