Camera

Preferenze, parte il conto alla rovescia 

Nove giorni per trovare l’accordo: Meloni in pressing, gli alleati frenano 

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La maggioranza ha nove giorni per risolvere il rebus preferenze. Giorgia Meloni le vuole nella nuova legge elettorale, gli alleati decisamente no. Hanno frenato in commissione e continueranno a farlo in vista dell’esame (da martedì 7 luglio) degli emendamenti in Aula alla Camera, dove intanto la discussione generale è iniziata con banchi semideserti, ma non poche scintille, inclusa l’espulsione di Riccardo Magi.

Soluzione belga

Se saltano le liste bloccate, salta tutto, è l’avvertimento lanciato dietro le quinte da Lega e FI. Così da FdI arriva la proposta di presentare «un emendamento unitario». «Stiamo cercando di farlo - ha annunciato il capogruppo Galeazzo Bignami - insieme alle altre forze di centrodestra, anche magari immaginando delle proposte nuove per consentire agli italiani, come FdI da sempre vuole, di poter indicare le preferenze». Nessuno si sbilancia sulle ipotesi sul tavolo, dove solo Noi Moderati condivide la linea della premier. Si cerca «una soluzione ingegnosa», viene raccontato, un compromesso, come quelli previsti in altri Paesi. In Belgio, ad esempio, ci sono liste semi-aperte: si può esprimere la preferenza o indicare il partito e confermare l’ordine prestabilito dei suoi candidati. Il termine per gli emendamenti allo Stabilicum o Melonellum (a seconda della definizione di maggioranza e opposizioni) sarà fissato per il 6 luglio dalla conferenza dei capigruppo in programma mercoledì. Che parere darà il governo? «Aspettiamo. Come si dice: prima vedere cammello», taglia corto la ministra per le Riforme istituzionali, l’azzurra Elisabetta Casellati.

L’ipotesi voto ad aprile

Dietro le tensioni si intrecciano tanto le spinte leghiste per mettere al sicuro l’Autonomia quanto le riflessioni che da tempo si fanno a Palazzo Chigi sull’ipotesi di anticipare di qualche mese le elezioni, alla primavera ’27. Magari subito dopo l’11 aprile, quando i parlamentari matureranno il vitalizio. Salvo ulteriori accelerazioni, considerate ora improbabili ma non impossibili. Ad ogni modo la legge elettorale deve andare avanti come un treno, l’input dai piani alti del governo. «Ci sono le condizioni per un’approvazione senza fiducia», si sbilancia Bignami, nella giornata in cui in Aula alla Camera va in scena un antipasto della battaglia parlamentare annunciata dal 7. Come spesso accade il venerdì e per le sedute di incardinamento, l’Aula è semideserta. Una manciata di deputati di opposizione e altrettanti di maggioranza. Nessuno della Lega. Un segnale politico che gli alleati colgono e ufficiosamente stigmatizzano. «Oggi era più un dibattito per l’opposizione», minimizza Casellati. Dopo un quarto d’ora di dibattito Riccardo Magi, segretario di +Europa, è espulso dalla presidente di turno Anna Ascani (Pd) per aver mostrato un enorme facsimile di scheda elettorale con la scritta “Il tuo voto non conta”. «I cittadini - contesta Magi - si troveranno davanti un elenco di nomi bloccati che loro potranno ingoiare, ingurgitare, oppure non potranno fare alcuna scelta».

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