Strage di Viareggio

Moretti entra in cella: «Rispetto lo Stato» 

L’ex numero uno delle Ferrovie si è presentato nel carcere di Orvieto 

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Roma. «Accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato», ha detto ai suoi amici. Poi l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato italiane, Mauro Moretti, si è presentato nel carcere umbro di Orvieto per scontare la condanna a 5 anni di reclusione inflittagli da una condanna che, dopo la sentenza della Cassazione, è diventata definitiva. Per i giudici Moretti, convinto della propria innocenza e di aver operato correttamente, è colpevole della strage di Viareggio del 2009, una delle più gravi tragedie ferroviarie italiane: 32 morti e oltre 100 feriti a causa del deragliamento e dell’esplosione di un treno merci carico di Gpl.

Il manager avrebbe scelto l’istituto umbro per la sua buona reputazione e avrebbe ricevuto solidarietà da altri detenuti.

«Sentenza ingiusta»

La Suprema Corte ha ridotto la pena complessiva di un nono, respingendo le speranze della difesa di evitare la detenzione tramite il pieno riconoscimento delle attenuanti generiche. L’avvocata Ambra Giovene parla di sentenza «profondamente ingiusta» e sostiene che la responsabilità dell’ex ad sarebbe stata indiretta, mentre quella diretta andrebbe attribuita ai soggetti incaricati del controllo dei carri ferroviari.

Le norme europee

Al centro della vicenda resta anche il nodo delle norme europee sulla sicurezza ferroviaria: secondo le condanne, Moretti avrebbe dovuto derogare a regole che però, per la difesa, non consentivano interventi di quel tipo. Da qui la sua riflessione ricorrente: non sarebbe stato possibile, a suo dire, commettere un illecito per prevenire l’evento.

Reazioni contrastanti

Sul piano umano e pubblico, le reazioni restano contrastanti. I familiari delle vittime hanno accolto la sentenza come un riconoscimento di giustizia dopo 17 anni di processo, pur ribadendo che il dolore resta irreparabile. Marco Piagentini, che perse moglie e figli, ha sottolineato che nulla potrà mai restituire le persone scomparse.

Sul fronte politico, il senatore Ivan Scalfarotto ha evidenziato come la decisione sollevi un tema più ampio: la definizione dei confini della responsabilità penale ai vertici delle grandi aziende. Per Scalfarotto, l’incertezza su «cosa si sarebbe dovuto fare» rappresenta un nodo centrale del garantismo, che riguarda l’intero sistema giudiziario.

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