Il confronto.

«Pioggia intensa ma diluita nel tempo» 

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Litorali distrutti, strade allagate e sventrate, muri crollati e alberi abbattuti ma se Harry non è stato una nuova Cleopatra si deve al fattore tempo. Parola dell’ingegnere idraulico e padre del Piano di mitigazione del rischio idraulico in progetto per salvaguardare Olbia, Simone Venturini, il quale ha messo a confronto i due fenomeni meteorologici che, a distanza di quasi 13 anni, hanno colpito la Sardegna. Che a Olbia siano stati scongiurati gli effetti devastanti del ciclone Cleopatra, con nove vittime inghiottite dall’acqua e una città ostaggio dei suoi fiumi, dipende dalla diluizione della pioggia, caduta in un arco temporale più lungo, che ha caratterizzato il ciclone Harry. «Le cumulate di pioggia complessive sono state molto elevate e confrontabili con quelle di Cleopatra ma la differenza sostanziale tra due eventi è che la stessa quantità di pioggia, il 18 novembre 2013, cadde sulla città in meno di dieci ore e la quantità più abbondante nelle ultime quattro, con un’intensità crescente nel tempo e con durate molto più brevi di quelle che hanno caratterizzato il ciclone Harry, spalmate in una durata pari a quasi tre volte quella di Cleopatra», spiega Venturini.

Non solo, ad aggravare gli effetti della bomba d’acqua che si è abbattuta il 18 novembre 2013 ha contribuito un temporale occorso due giorni prima che ha saturato i terreni che, aggiunge Venturini, «hanno trasmesso le portate di piena in un tempo rapidissimo verso la città». Per la conformazione idrografica della città, costituita da bacini medio piccoli, Harry non ha costituito un pericolo, messi, invece, a dura prova da Cleopatra. «Piogge brevi associate a cumulate rilevanti come quelle del 2013 sono in grado di generare piene catastrofiche come quella che ha caratterizzato il Rio Seligheddu, il cui livello, al passaggio di Harry, non ha mai superato il metro di altezza», ha continuato Simone Venturini. Oltre alle caratteristiche dell'evento, considerate meno pericolose, a contribuire alla salvezza della città, anche gli interventi effettuati sui ponti che, nel caso del ciclone Cleopatra, avevano ostacolato il regolare deflusso delle portate di piena. «Le vecchie opere incongrue, abbattute e adeguate, hanno consentito il regolare trasporto di materiale flottante», ha concluso Venturini.

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