Regione

Manovra, è scontro: veleni sulla sanità 

Il centrodestra: in due anni solo scelte sbagliate. Chessa (FI): Todde lasci l’interim 

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«Un assessore mandato via dopo venti mesi perché era necessario un cambio di passo, i commissariamenti delle Asl bocciati dalla Corte Costituzionale, il reintegro di Flavio Sensi all’azienda di Sassari disposto dal Tar. In pratica: non una scelta azzeccata nel governo della sanità sarda. Al contrario: il sistema è paralizzato e siamo tornati all’anno zero. E in Finanziaria non c’è nulla che faccia pensare a un’inversione di tendenza». Centrodestra senza freni in occasione della discussione dell’articolo 2 della manovra da 11,6 miliardi. Alessandra Todde, governatrice e adesso anche assessora ad interim alla Sanità, era in Aula. E ha replicato a fine dibattito: «Questo è un sistema complesso e segnato da decenni di riforme e riorganizzazioni. Nessuno arriva con soluzioni miracolose e io non sono infallibile. Ma il cambiamento è iniziato, in ogni caso non mi interessa che venga attribuito a questa o quella parte politica, ma che sia costruita una strategia solida, capace di durare nel tempo e di andare oltre una singola legislatura».

Il dibattito

Tanti interventi, tutti di consiglieri dell’opposizione. «Se gli altri dg silurati avessero seguito la strada di Sensi, sarebbero tutti reintegrati. Questo significa che si è sbagliato tutto», ha detto Antonello Peru di Sardegna al Centro 20Venti. Per il capogruppo di FdI Paolo Truzzu, «la presidente ha sbagliato nominando un assessore che non aveva alcuna contezza del mondo in cui è stato calato. Poi, ci ha portato al quinto mese di esercizio provvisorio per fare una riforma bocciata dalla Consulta». Legge che «ha usato per cacciare i vecchi dg. Poi ha mandato via l’assessore Bartolazzi perché ha detto che la maggioranza pensava solo alle poltrone».

L’attacco di Chessa

Molto duro il giudizio di Gianni Chessa (Forza Italia): «La Sardegna ha bisogno di un assessore alla Sanità. Sanità che è la più grande industria perché occupa tante persone. Ma voi state agevolando la sanità privata rispetto alla pubblica. Ora», ha detto rivolgendosi alla presidente, «la invito a dimettersi da assessore e a mettere una persona capace». Infatti, «la presidente dovrebbe darsi una calmata, non può pensare di essere il salvatore della patria, questo è delirio di onnipotenza, e di prepotenza. E le ricordo che sta governando grazie ai voti del Psd'Az, non grazie ai suoi voti». Umberto Ticca (Riformatori) si è concentrato sull’interim: «Non si possono svolgere due ruoli così importanti (presidente della Regione ed assessore alla Sanità) contemporaneamente». Sui contenuti della manovra: «Nel provvedimento non c’è nulla che possa far presagire un cambio di passo. L’ospedale Brotzu, il più importante della Sardegna, attraversa una situazione molto grave. La chiusura delle sale operatorie è solo l’ultima di una lunga serie di cattive notizie. Questa Finanziaria non riaccende nemmeno una piccola fiammella di speranza».

La replica

Todde ha parlato in fase di replica. «Perché il mio interim? Ho guardato agli esempi di Francesco Rocca in Lazio, di Roberto Occhiuto in Calabria, di Roberto Fico in Campania». Sui commissariamenti: «Le sentenze vanno rispettate e bisogna essere conseguenti. Ma preciso che il tema dei commissari era indispensabile anche per capire come potersi misurare. Inoltre, nella sanità regionale manca la cultura del dato, non si misura ciò che si fa. La sanità ha un problema gigantesco di processi, in Sardegna poi i territori sono in competizione». La presidente ha difeso l’operato della Giunta che ha comunque portato a qualche risultato importante. Uno di questi è «l’accordo con i medici di medicina generale che ci consente di lavorare in un contesto di sburocratizzazione». Così come «l’assistenza domiciliare, strumento fondamentale per decongestionare gli ospedali». Sulle liste d’attesa Todde ha evidenziato le difficoltà: «Abbiamo Cup separati, legati a ciascuna Asl. Ogni Asl ha una sua lista d’attesa. Manca un coordinamento. Occorre cambiare il meccanismo. Anche il rapporto con il privato convenzionato va rivisto: sì alla ripartizione su richieste specifiche e non a budget». Ma, ha concluso, «tutti devono fare fronte comune per migliorare il sistema». E c’è spazio anche per l’autocritica: «Se molte cose non hanno funzionato prima, non si può dire che abbiano funzionato perfettamente anche in questi mesi. Non sono infallibile». (ro. mu.)

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