Luciano Ticca è stato presidente della Sogaer tra il 2002 e il 2006. Ingegnere e imprenditore, ha guidato la realizzazione del nuovo scalo di Cagliari-Elmas, inaugurato nel febbraio 2004 dal Presidente Ciampi e oggi tassello mancante al percorso di privatizzazione. Ticca è contrario alla cessione al fondo F2I. «Ha una valenza socio-economica che non può essere ignorata».
Quindi un errore.
«Sì, perché il fondo persegue altri obiettivi: gli utili negli esercizi annuali. Poi c’è un aspetto che forse sfugge: Elmas è la porta dell’Isola, non è un hub. Non ci arrivi perché devi andare da un’altra parte. Arrivi a Cagliari perché la tua destinazione è la Sardegna».
Come dire che c’è una natura pubblica di fatto.
«È il senso del mio no al fondo. La Regione non può essere tagliata fuori dall'amministrazione dell'intera rete regionale degli aeroporti. La mobilità è un diritto sacrosanto che solo la mano pubblica può garantire».
Per ora si parla di un ingresso in minoranza.
«La Regione non sta chiarendo la propria posizione. Deve aprire un dibattito che coinvolga oltre alla parte politica anche gli addetti ai lavori, chi ha maturato esperienze. E bisogna sentire l'Università, il sindacato, le associazioni di categoria».
Quindi un ruolo di garanzia per tutti.
«Questo è il ruolo pubblico. Con due possibilità. Acquisire la maggioranza come se fosse una società qualsiasi, oppure limitarsi, e questo per me deve essere il minimo, ad esercitare il potere di controllo, di indirizzo e di vigilanza. Esistono i CIV, i consigli di indirizzo e vigilanza, nell’Enel, nell’Inps eccetera. Ma è auspicabile che acquisisse la maggioranza della holding che comprenderà i tre aeroporti».
Gli aeroporti di F2I concentrano oltre il 30% del traffico nazionale. Può essere un vantaggio per la Sardegna entrare in questa rete?
«Secondo me no. Tempo fa Sogaer aprì un confronto con i gestori dell'aeroporto Marco Polo di Venezia. Ma si parlava di cedere una minoranza. La maggioranza doveva rimanere a casa nostra. Difendo sempre questa posizione, è importante un buon assetto socio-politico. Negli Stati Uniti e in Cina gli aeroporti sono in mano pubblica».
Durante la sua presidenza l'aeroporto di Cagliari è cresciuto tenendo il controllo pubblico. Quel modello è in crisi? È cambiato il contesto?
«La Sogaer è una società sana che sta andando benissimo. Ha realizzato quasi 10 milioni di utile, ha superato i 5 milioni di passeggeri. Era un obiettivo che ci ponevamo ed è stato raggiunto. Anche per questo sono convinto del controllo pubblico».
Cosa ne pensa delle low cost che chiedono di abolire l'addizionale comunale sui biglietti? Dal punto di vista di un ex gestore, è una richiesta sostenibile?
«La low cost, senza fare il nome, è un po' esigente e non ha mai accettato di buon grado questo tipo di tassazione. Però rendiamoci conto che forse è necessario».
Effettivamente gli aeroporti che l’hanno abolita sono in crescita. Sarebbe un aiuto anche per la continuità territoriale?
«La continuità territoriale va vista in ingresso e in uscita. Per tutti. Così sarebbe una grande spinta per il turismo. Ma quando se ne parlò, scattarono le osservazioni sugli aiuti di Stato. E si disse che serviva la procedura concorsuale. Probabilmente servono pacchetti da mandare in gara: con le rotte più ambite e quelle meno. Così si compensano diritto alla mobilità e incentivi al turismo».
Magari con F2I…
«Mi stupisce un altro aspetto, importante, ma che sta un po’ al contorno del merito. Abbiamo un codice dei contratti di oltre 230 articoli più gli allegati. Come si fa ad aprire una trattativa privata per un’assegnazione di questo peso? Con mille aspetti che non sono solo quelli economici? I pareri negativi ci sono: Corte dei conti, Enac, Anac. Ambiti diversi, stesso parere».
L’aeroporto di Cagliari ha una concessione che scade nel 2047. Gli altri aeroporti hanno davanti 15-20 anni. Una marcia in più.
«Certamente, perché non devi tornare in gara. Un’aggiudicazione di ampio respiro è un grosso vantaggio».
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