Londra.

Per Starmer l’euro-mossa della disperazione 

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Londra. La promessa di una qualche svolta, un riavvicinamento all’Europa a 10 anni dalla Brexit, per restare ancora barricato a Downing Street. Così che Starmer reagisce alla disfatta subita dal Labour alle amministrative della settimana scorsa e alla doppia avanzata parallela della destra di Reform Uk e della sinistra dei Verdi. Davanti a qualche decina di sostenitori, sul podio in maniche di camicia, il primo ministro laburista ribadisce di non aver intenzione di farsi da parte. «Non abbandono il Paese al caos», è la premessa. Rispetto alla debacle elettorale, riconosce «la responsabilità» degli «errori» commessi e «la frustrazione» diffusa contro di lui. Non senza rivendicare d’aver fatto «le scelte giuste» sui dossier cruciali. Serve un cambio di passo, e così preannuncia un disegno di legge sul completamento della rinazionalizzazione del colosso dell'acciaio in crisi British Steel. Impegni che però non entusiasmano. Né cancellano la delusione del dopo voto, né le recriminazioni legate allo scandalo Epstein-Mandelson. Tanto meno i venti di rivolta interni al partito, nel cui gruppo parlamentare sale nell'ordine delle decine il numero di deputati pronti a sollecitare pubblicamente il premier a passare la mano. Inclusa la dissidente Catherine West: si è esposta nel weekend con un ultimatum, si limita ora a un rinvio sui tempi della resa dei conti.

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