Isili.

Ospedale al lumicino, mannaia sui posti letto 

Nel reparto di Medicina ne restano solo cinque per diagnosi e cure urgenti 

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Il reparto di medicina dell’ospedale San Giuseppe Calasanzio di Isili cambierà presto la sua fisionomia. Con una nota del 28 aprile scorso il direttore generale della Asl di Cagliari Aldo Atzori ha infatti comunicato un cambiamento significativo che però non ha riscontrato troppi consensi nel territorio. Ci sarà un’implementazione dei posti letto per lungodegenti all’interno del reparto, limitando a soli cinque posti (da venti) invece quelli per acuti. «Un numero ridicolo», comunica il comitato Sanità bene Comune in una nota, «per un territorio come il nostro. Una decisione che ha colto tutti di sorpresa compresi gli operatori, sintomo di una metodologia che non tiene minimamente conto della realtà sanitaria e organizzativa locale».

L’ultimo baluardo

«Un provvedimento inaccettabile», ha detto il sindaco di Isili Luca Pilia. «Questa riduzione non è solo un numero su un foglio, ma un colpo mortale al diritto alla salute del nostro territorio. Il provvedimento è stato calato dall’alto, senza alcun coinvolgimento degli amministratori locali né degli organi territoriali dell’azienda». La struttura complessa di Medicina, dopo la chiusura del reparto di ginecologia e ostetricia nel 2010, quella del reparto di chirurgia nel 2015 e il dimezzamento del pronto soccorso nel 2021, rappresenta l’ultimo baluardo di una dimensione ospedaliera qualitativamente e organizzativamente rispondente alle necessità di una zona interna disagiata.

Servizi smantellati

«Si concretizzano nel modo peggiore», ha detto Luigi Pisci, portavoce del comitato, «i dubbi da noi denunciati in tempi non sospetti circa la realizzazione dell’ospedale di comunità, che si temeva potesse diventare un cavallo di troia per l’inesorabile de-ospedalizzazione in atto dal 2010». È durissima la reazione degli amministratori locali e dei cittadini per una decisione considerata «scellerata» e piovuta dall’alto. «Da anni chiediamo la ristrutturazione di un’ala in disuso dell’ospedale», ha aggiunto Pisci, «per la lungodegenza, e soltanto l’irresponsabile passività e incompetenza della politica ha finora impedito una realizzazione tempestiva di questa nuova opera. Oggi accade questo nonostante la legge preveda per i presidi di zona disagiata un corredo di servizi ospedalieri che l’azienda si è ben guardata dal realizzare». Ciò che si teme adesso sono le conseguenze che questa scelta potrebbe avere sugli altri servizi. Quale sarà il futuro per ciò che resta del pronto soccorso? E del servizio di oncologia? Tutte attività che poggiano saldamente sul lavoro della medicina.

Un presidio da difendere

«Non permetteremo», ha aggiunto il primo cittadino, «che il reparto di Medicina venga depotenziato fino a portarlo ad una progressiva chiusura per un metodo gestionale che scavalca le istituzioni locali. Se cade il pilastro principale, gli altri servizi e reparti della struttura ospedaliera ne risentiranno, con un declino irreversibile dell’intero ospedale». Tutti pronti all’azione, dunque, per evitare che si scriva un nuovo triste capitolo del San Giuseppe Calasanzio.

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