Una trattativa estenuante che si è protratta per oltre 6 ore sotto il sole cocente. Una situazione delicatissima che ha richiesto un super lavoro di squadra e un’infinita pazienza. Se alla fine tutto si è risolto pacificamente, evitando che la situazione degenerasse, il merito è sicuramente della straordinaria sensibilità dimostrata dalle forze dell’ordine intervenute, che per mezza giornata hanno operato in totale sinergia, con tatto e grande umanità, senza far mai mancare il rispetto.
Il blitz
Non erano neanche le 8 quando la Polizia Locale si è materializzata in via Val Venosta 5 per notificare l’ordine esecutivo di sgombero a una famiglia cagliaritana (moglie, marito e 5 figli) che dallo scorso gennaio, spinta dalla necessità, occupava l’ex casa del custode dell’attigua scuola di via Meilogu. Quando l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta la tensione è subito salita alle stelle. «Io da qui non me ne vado!», ha urlato la donna affacciata sull’uscio. Poi la porta si è chiusa. Da quel momento la trattativa è andata avanti a distanza, attraverso le grate dell’unica finestra lasciata aperta.
All’interno la famiglia, intenzionata a resistere; all’esterno un imponente dispiegamento. Non solo Polizia Locale ma anche Polizia di Stato, Carabinieri e Vigili del Fuoco. La donna ha contattato il proprio legale, nella speranza che lo sgombero potesse essere procrastinato. Ma senza esito. Alle 10 è arrivata un’ambulanza della Croce d’Oro, a scopo precauzionale, insieme a due assistenti sociali. Il tira e molla è proseguito sino alle 12 e alla fine sarebbe stata una telefonata dell’assessora Anna Puddu (Salute e benessere delle cittadine e dei cittadini) a convincere la famiglia ad aprire la porta e a liberare spontaneamente l’immobile. Poco prima delle 13 è così cominciato l’affollato via vai di parenti e amici che hanno aiutato a portar via le cose con macchine e furgoni. Un trasloco lento, mestissimo, che alle 14 era ancora in corso.
Il Comune
«L’Amministrazione – ha fatto sapere l’assessora Puddu – sta lavorando sul monitoraggio di alloggi ed edifici occupati con l’obiettivo di ripristinare la legalità, programmando azioni di sostegno e interventi finalizzati a rendere esigibile il diritto all’abitare. Nel caso specifico, la famiglia risulta già assegnataria di un alloggio nello stesso quartiere e vi farà dunque rientro». L’appartamento in questione, però, risulta troppo piccolo per 7 persone, da qui l’appello, rilanciato anche ieri, per un alloggio comunale più idoneo.
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