Nel villaggio di Debel, nel Sud del Libano, c'è un nuovo crocifisso: l’ha donato l’Unifil per sostituire quello distrutto e vandalizzato da un soldato israeliano in un atto di profanazione che ha indignato il mondo e suscitato la condanna del Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e di molti altri vescovi dell'Oriente cattolico. Mercoledì il nunzio apostolico in Libano, monsignor Paolo Borgia, ha benedetto la nuova statua in una breve ma molto sentita celebrazione, e ieri un contingente dell’Unifil l’ha scortata e installata.
«Ringrazio il comandante Diodato Abagnara e tutto il contingente italiano», ha affermato Giorgia Meloni: «Un potente messaggio di speranza, dialogo e pace». Al plauso della premier si sono affiancati quello del presidente della Camera, Lorenzo Fontana, del ministro della Difesa Guido Crosetto e dell’Ordinario militare per l’Italia, monsignor Gian Franco Saba.
Oltre che per il suo carattere di atto di cristianofobia, la distruzione e la vandalizzazione del crocifisso aveva scioccato la comunità cristiana del Sud del Libano già sottoposta a bombardamenti massicci e allo sfollamento forzato. Si era detto «scioccato» anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, e un’inchiesta lampo dell'Idf aveva individuato a tempo record il soldato responsabile disponendone la condanna a trenta giorni di carcere e la rimozione dal servizio di combattimento. «Il vero oltraggio – ha tuttavia ricordato padre Munther Isaac – è prendere di mira la popolazione civile, assaltare la dignità umana, devastare Gaza e il Libano».
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