L’analisi di contesto vale una premessa: «Se l’obiettivo è sviluppare gli aeroporti (come dice di voler fare la Giunta Todde), non ci sia affida a soggetti profit (ovvero F2i Ligantia, il fondo privato che dopo Olbia e Alghero vuole controllare anche Cagliari)». Ugo Arrigo è uno dei massimi esperti italiani di trasporti: insegna Economia politica e Finanza pubblica all’Università di Milano Bicocca.
Professore, è meglio che la Regione ci ripensi?
«Il modello di integrazione che emerge dal progetto sardo sembra strutturato per fare profitti, non per accrescere, a vantaggio della collettività, il potenziale che gli aeroporti hanno in un’Isola, in quanto infrastrutture strategiche».
Da cosa lo deduce?
«Il fondo F2i Ligantia non è un ente di beneficenza ma persegue obiettivi di guadagno».
Legittimi.
«Indubbio. Ma allora non si dica che privatizzare lo scalo di Cagliari è un interesse pubblico e pubblicistico».
Su questo, il Campo largo al governo della Sardegna è compatto. Almeno ufficialmente non ci sono voci contro.
«Io sono totalmente d’accordo con l’advisor della Regione: questa è una “mera operazione di conferimento e concentrazione di partecipazioni in una società privata”».
Todde e alleati dicono di aver bloccato la privatizzazione perché nella futura holding a guida F2i c’è un 9,25% di capitale regionale.
«È una quota che non incide nella gestione. F2i Ligantia, attraverso la “sua” NewCo Privati al 50,25%, avrà il controllo pieno della società. Farà ciò che vorrà».
In Regione sostengono di aver subìto l’integrazione degli scali, visto che, parole loro, la privatizzazione del Mameli di Cagliari l’ha decisa la Camera di commercio (Cciaa, l’azionista di riferimento).
«Un motivo in più per andare avanti con il ricorso presentato nel 2023. Invece, come previsto al Punto 26 del Term sheet, la Regione ha deliberatamente sottoscritto il ritiro dei “contenziosi pendenti davanti al Tribunale di Cagliari”. Peraltro: benché si tratti di schieramenti diversi, è assolutamente irrituale una simile decisione. Il giudizio lo si affronta, non si fa un passo indietro prima».
Dicono in Regione che ci sono i Patti parasociali per raddrizzare le cose.
«Dubito che un azionista ceda fette di potere con i Patti parasociali dopo aver voluto oltre il 50% del capitale. Dico di più: quel 50,25% della NewCo Privati è pensato per non garantire la contendibilità dell’azionariato. Se anche Regione e Cciaa unissero le forze, arriverebbero al 49,75%. Quindi sotto la quota di F2i Ligantia. Questa non è casualità, è una scelta precisa».
A proposito di Cciaa: l’adivsor sostiene che «le motivazioni addotte» a sostegno dell’operazione «non bastano a supportare in modo esaustivo e attendibile la legittimità e la convenienza della scelta gestionale fatta».
«La Camera di commercio sta vendendo una quota di maggioranza, il 94,45% detenuto in Sogaer, per una quota di minoranza, il 40,5% nella holding. Essendo un ente pubblico, dovrebbe dettagliare le ragioni della nuova configurazione societaria e spiegare in che modo la gestione privata può raggiungere gli obiettivi dichiarati del maggior sviluppo. Invece dalle carte nessuno di questi elementi emerge, la carenza di motivazione sottolineata anche dalla Corte dei Conti è manifesta».
Arrivare al 9,25% costerà alla Regione una trentina di milioni.
«Non si capisce per quale scopo. La Regione potrà fare solo qualche nomina nei Cda di gestione, non altro: mi sembra una spesa eccessiva a fronte del risultato».
Una rete sarda di gestione si deve escludere?
«Al contrario, come sottolineato dall’advisor il modello previsto dal Dm 401/2016 avrebbe il vantaggio di rafforzare il sistema regionale del trasporto aereo, in modo da avere maggior potere di mercato con i vettori, sempre più potenti e aggressivi. La rete può garantire quell’incremento di capacità di cui gli scali dell’Isola hanno bisogno: in chiave pubblicistica significa una destagionalizzazione accompagnata da sostenibilità e compatibilità ambientali. Tutti traguardi a cui un soggetto profit non è interessato. Anzi, il rischio per la Sardegna è che F2i punti sulle tratte già redditizie, lasciando indietro altri collegamenti. Quindi non garantendo una crescita omogenea del traffico e di conseguenza dei territori. Un fondo vuole fare cassa e anche rapidamente, per poi incamerare la plusvalenza. L’orizzonte breve dell’operazione si evince anche dai tempi di trasferimento delle partecipazioni: F2i Ligantia vuole chiudere entro settembre 2026 e avere la libertà di rivendere già a partire dal 1° gennaio 2029».
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