Non c’è spazio per la paura, solo per la compattezza. Si è conclusa con un mandato chiaro l’affollata assemblea dei lavoratori Fluorsid di ieri pomeriggio a Macchiareddu. Di fronte alla prospettiva di una drastica riorganizzazione che minaccia circa 40 posti di lavoro, la base operaia ha risposto con una partecipazione massiccia, rispedendo al mittente l’ipotesi di tagli unilaterali.
I sindacati
I rappresentanti sindacali - tra cui Giampiero Manca (Filctem Cgil), Marco Nappi (Femca Cisl) e Davide Collu (Uiltec Uil) - hanno parlato ai dipendenti con estrema franchezza: «L’obiettivo è non perdere nemmeno un posto di lavoro. Se l’azienda dovesse chiamare i singoli dipendenti, nessuno deve aver timore: bisogna restare uniti sulla posizione comune» Che è quella di farlo in uno schema di regole condivise con le organizzazioni sidnacali. La strategia emersa è quella della “responsabilità intransigente”: i sindacati si dicono pronti a gestire la crisi, ma a patto che l’azienda resti aperta, efficiente e radicata nel territorio di Assemini.
La vertenza si sposta ora su un doppio binario. Se all’interno dello stabilimento il clima resta teso, sul fronte politico si accelera. I sindacati richiederanno un incontro urgente con l’assessore regionale all’Industria Emanuele Cani.
L'obiettivo è portare la crisi di Macchiareddu su un tavolo istituzionale che garantisca regole certe prevedendo eventualmente gli ammortizzatori sociali, la presentazione da parte dell'azienda di un piano industriale di medio termine, per evitare che la ristrutturazione aziendale si trasformi in un dramma sociale.
Le radici della crisi
Le nubi che si addensano sul polo chimico non sono passeggere. Il management, guidato dall’amministratore delegato Andrea Alessandro Muntoni, ha giustificato il fermo di tre linee produttive con l’instabilità internazionale: le tensioni nello stretto di Hormuz e la crisi in Medio Oriente hanno mandato in tilt le catene di approvvigionamento. Un deficit di fatturato che sta colpendo duramente il cuore del gruppo Fluorsid.
La ristrutturazione
L’aspetto più preoccupante riguarda la natura strutturale della crisi. La scure dei tagli potrebbe non risparmiare i livelli dirigenziali, segno che il gruppo sta tentando una revisione dei costi a 360 gradi.
Tuttavia, dai cancelli di Macchiareddu ieri è partito un avviso ai naviganti: i lavoratori non sono demoralizzati e non accetteranno di essere l’unico anello debole della catena. «Qualsiasi decisione», hanno chiuso i sindacati, «sarà presa e votata insieme ai lavoratori».
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