Un boom dal lato oscuro. Che sta nascondendo migliaia di partite Iva ormai fuori dai giochi. In Sardegna, infatti, turismo e commercio, nonostante il successo degli ultimi anni e la fame di lavoratori da assumere in vista della stagione estiva, sta progressivamente perdendo la fetta forse più autentica del comparto, quella fatta di liberi professionisti, piccoli imprenditori che fino a ora hanno vissuto in autonomia.
Rivoluzione
Ora il settore è cambiato. Il mondo è cambiato. E i grandi pesci molto spesso si mangiano quelli piccoli, lasciando solo le briciole a chi crede ancora nella professione.
Ecco spiegati i numeri elaborati dalla Confesercenti, che ha censito dal 2019 un crollo delle partite Iva nei settori di commercio e turismo. La Sardegna sette anni fa aveva 39.471 lavoratori indipendenti, scesi nel 2025 a 34.339. Un calo del 13% che ha lasciato a casa oltre 5mila imprenditori.
«Il dato segnala una tendenza che va contrastata», commenta Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. «Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito».
I numeri
A pesare di più sul saldo negativo è il commercio al dettaglio, che in sei anni ha perso su scala nazionale 135.762 tra imprenditori, collaboratori e altri professionisti (-16,6%). In contrazione anche la ristorazione, con 45.523 autonomi in meno (-11,9%); stabili le agenzie di viaggio (-0,4%), mentre cresce l’alloggio: +3.766 indipendenti (+7,4%) grazie a case vacanza e b&b.
«Il lavoro autonomo si sta riducendo per l’effetto combinato di più fattori», dice ancora Confesercenti. «Pressione fiscale, costi energetici – esplosi dopo la pandemia – locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali».
Per l’associazione servono quindi «interventi sui costi dell’energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo. Sarebbero necessarie anche più tutele e strumenti di welfare, che per gli imprenditori resta una questione lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile».
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