La crisi

«Navi da guerra italiane nel Mar Rosso» 

Crosetto: pronti a scortare i nostri mercantili nello stretto di Bad el-Mandeb 

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Le navi non possono aspettare la burocrazia europea: l'Italia è pronta a decidere autonomamente di scortare i mercantili del nostro Paese nello stretto di Bab el-Mandeb in Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen. Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione in quel canale, il ministro della Difesa Guido Crosetto annuncia di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a stabilire se le navi possono passare o meno». Nel frattempo, sempre ieri, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell'Aeronautica Militare italiana sono decollati da Šiauliai, in Lituania, in modalità scramble nell'ambito della missione Nato di difesa aerea sul fianco orientale dell'Alleanza, in seguito alla violazione dello spazio aereo da parte di due jet militari russi.

Lo stretto

Tornando al fronte del Mar Rosso, probabilmente, ha chiarito Crosetto, «ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l'economia». La fregata Bergamini è in queste ore ferma nel porto di Gibuti ma ha di fronte a se all'orizzonte almeno una decina i mercantili con bandiera o armatore italiano che chiedono di poter passare scortate: dall'inizio dell'estate ci sono ancora oltre 1.200 navi al mese che attraversano lo stretto di Bab el Mandeb, con un aumento del 28% di navi e del 43% di tonnellaggio rispetto all'estate 2025 ma con volumi di traffico del 39% sotto i livelli precrisi. Negli ultimi giorni le navi sarebbero di media 27 al giorno.

Tempi da stabilire

I tempi per la partenza della nave missilistica italiana non sono ancora stati decisi ma l'operazione annunciata sarebbe ritenuta tecnicamente possibile: «Valuteremo con il governo e con il Parlamento cosa sarà necessario fare, l'importante è ripristinare i traffici, quindi si tratta di navi che, se mandiamo, mandiamo a protezione delle navi mercantili». In particolare, la decisione del governo di impiegare a Bebel el-Mandeb eventualmente anche un'altra nave missilistica (per arrivare allo stretto servirebbero circa due settimane) rappresenterebbe più che un passaggio necessario, un gesto politico, visto che il nuovo decreto missioni già permetterebbe l'invio. «Mi interessa ripristinare il traffico delle navi italiane attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb», ribadisce Crosetto, «quando una rotta marittima viene interrotta, le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese. E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del Paese. Difendere la libertà di navigazione significa anche difendere i cavi attraverso cui transitano dati, collegamenti energetici e infrastrutture essenziali».

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