Milano. Incassa il secondo no in pochi giorni Mario Roggero, l’orefice che ha iniziato ad espiare a Bollate i 14 anni e 9 mesi che gli sono stati inflitti per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo subito dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour. Dopo il rigetto del Tribunale di Torino, l’istanza “fotocopia” per ottenere il differimento dell’esecuzione della pena legata alla richiesta di grazia è stata dichiarata inammissibile dai giudici di Milano. Il gioielliere, che mercoledì in aula ha spiegato di aver cominciato a rielaborare quanto accaduto cinque anni fa e di aver capito che avrebbe potuto essere «meno impulsivo e più riflessivo», resta in carcere. In due pagine il presidente Marcello Bortolato e la giudice Carmen D’Elia, senza entrare nel merito, spiegano che la richiesta è irricevibile perché è «un istituto applicabile esclusivamente nell’ipotesi in cui l'esecuzione della pena non sia ancora iniziata», mentre la richiesta è stata presentata quando il gioielliere era già detenuto. Inoltre è già intervenuta la magistratura torinese. In più l’istituto «è di carattere eccezionale, come si evince dal limitato spazio temporale entro cui il beneficio può essere concesso», ossia sei mesi. E mentre i legali lavorano al ricorso per Cassazione, la Lega ribadisce «l’impegno al suo fianco, sia in Parlamento con le nostre proposte sia con la raccolta fondi» per le spese legali.
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