Nuovo affondo di Elon Musk contro l'Ue: dopo aver invocato la sua abolizione, il patron di X accusa la democrazia europea di essere ormai «corrotta dalla burocrazia». Il terreno di scontro è ancora una volta la legge europea sui servizi digitali (Dsa), la leva che Bruxelles impugna per mettere fine al Far West digitale e che per Big Tech e amministrazione Usa è invece uno strumento di censura.
Giro di vite
Dopo la multa inflitta a X di 120 milioni di euro, la prima nella storia del Dsa, a fare da detonatore questa volta è un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dalla commissione Giustizia della Camera Usa che ribadisce le accuse mosse all'Europa di usare la legge come arma per silenziare il dissenso e colpire le aziende americane.
In particolare, il documento sostiene che la Commissione europea avrebbe calato la mannaia della censura facendo pressioni sulle Big tech perché rimuovessero dei contenuti online prima delle europee del giugno 2024 e delle elezioni nazionali in sei Stati, tra cui Francia, Moldavia e Romania.
Risposta
Le accuse sono state più volte rispedite al mittente da palazzo Berlaymont, secondo cui la legge non fa che chiedere alle piattaforme online una maggiore trasparenza e responsabilità sui contenuti illegali e dannosi che inondano lo spazio digitale. Uno strumento necessario come emerso da ultimo dallo scandalo di Grok, l'intelligenza artificiale di Musk accusata di generare
deepfake
a sfondo sessuale su cui la Commissione ha aperto un'indagine.
Musk ha trovato però una sponda naturale nell'Ungheria di Viktor Orbán. «Non saranno tollerate interferenze straniere», ha tuonato il primo ministro ungherese, brandendo il rapporto Usa in cui si denuncerebbero anche presunte ingerenze di «attori stranieri» in vista delle elezioni di aprile in Ungheria.
L’ira di Madrid
Sul fronte opposto, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, nel mirino di Musk e del Ceo di Telegram, Pavel Durov, secondo cui il giro di vite sui social per gli under 16 annunciato da Madrid punterebbe a introdurre «uno Stato di vigilanza con il pretesto della protezione». Dura la replica di Sánchez: «La voce della democrazia non sarà piegata da questi tecno-oligarchi dell'algoritmo» ha scandito il primo ministro garantendo che utilizzerà «la forza dello Stato» per «proteggere le democrazie» e «i nostri figli da questo universo tossico, impune, nel quale purtroppo si sono convertite le reti sociali».
Sotto i riflettori
Musk, al contempo, finisce nel mirino dei magistrati negli Usa per i tagli effettuati all'Usaid, l'agenzia federale per lo sviluppo internazionale che garantisce aiuti ai Paesi in via di sviluppo. L'ex capo del Doge (il Department of Government Efficiency voluto da Donald Trump e la cui attività è terminata nel maggio 2025), insieme a diversi alti funzionari del Dipartimento di Stato dovrà deporre sulle misure che di fatto portarono allo smantellamento dell'agenzia. A stabilirlo, secondo quanto riporta Axios, un giudice federale. In ballo - spiega il giudice - c'è anche la questione se Musk avesse o meno l'autorità o l'autorizzazione per effettuare tali tagli di spesa.
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