Il reportage.

Monte Urpinu, il parco ferito 

Più di venti alberi abbattuti dal vento, ma spuntano nuovi germogli 

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Monte Urpinu prova a rialzarsi dopo il passaggio del ciclone Harry. Il parco più antico e vasto della città, simbolo verde affacciato sul Golfo degli Angeli, porta ancora i segni del maltempo: alberi sradicati, sentieri interrotti e nuove segnalazioni sulla manutenzione.

Archiviata l’emergenza legata al ciclone Harry, restano i segni del maltempo: sono più di venti gli alberi caduti all’interno dei 32 ettari del colle. Alcuni giacciono ancora ai margini dei percorsi, altri sono stati già rimossi. «Il terreno era troppo zuppo per reggere il peso delle chiome, molto fitte – spiegano gli operai della ditta appaltatrice –. È bastato un soffio di vento più forte per farli cedere, immaginiamo dopo le raffiche degli ultimi giorni». Così, in più punti del parco spuntano transenne provvisorie per permettere la rimessa in sicurezza e, dove prima c’erano ombra e riparo, ora restano grandi spazi aperti e radici alla luce del sole. Al posto degli alberi abbattuti però sono comparsi nuovi germogli, piantati nel tentativo di ridare presto vita al maestoso polmone verde.

La storia

Monte Urpinu – dal latino mons vulpinus, “Monte Volpino”, un tempo abitato da volpi e selvaggina – è parco urbano dal 1939, quando il Comune ne acquisì l’area. Una storia lunga che molti cagliaritani sentono propria. «Vengo qui da più di cinquant’anni – racconta Ignazio Tamponi, ormai pensionato –. Era molto diverso: per entrare bisognava attraversare la ferrovia in Largo Gennari passando attraverso il muro. Al centro c’era una valle dove noi bambini giocavamo a pallone. Oggi torno per passeggiare e schiarire la mente». Anche Gabriella Melis e Vincenzo Nigro – cittadino italo-canadese – lo considerano un punto fermo: «È sempre bello e pulito. Ci piace esplorare anche fuori dai sentieri battuti: una volta ci è sembrato di intravedere delle rovine romane».

Gli animali

Accanto ai danni del maltempo, c’è chi segnala criticità più strutturali: prima su tutte l’illuminazione in alcune zone interne, soprattutto lungo i percorsi secondari. «Quando cala il sole ci sono tratti poco visibili», racconta una residente che attraversa il parco ogni giorno. Ma il fascino di Monte Urpinu continua ad attrarre famiglie, sportivi e turisti. Dalla cima, la vista sulla Sella del Diavolo resta una delle più suggestive della città. Tra pini, lecci, olivastr i e lentischi si incontrano corridori in sa lita, tennisti nei campi immersi nel verde e bambini che inseguono pavoni e anatre. Proprio la presenza degli animali, tratto distintivo del parco, divide però i frequentatori. «È un luogo molto bello e curato – racconta Aida, incontrata all’ingresso di via Vidal con il figlio Tommaso – ma a volte gli animali si avvicinano ai bambini per strappargli il cibo di mano e lasciano sporco nelle aree gioco, nonostante gli operai puliscano spesso».

Gli interventi

Sul fronte degli interventi, l’assessora al verde pubblico Luisa Giua Marassi ricorda le azioni messe in campo nell’ultimo anno e mezzo: «Abbiamo ripristinato diverse aree dedicate alla socializzazione, sostituendo giochi danneggiati e collaborando con le associazioni. Nella zona di via Vidal abbiamo inaugurato anche il primo percorso di Forest Bathing». Il ciclone non è stata la prima emergenza per il colle: nel 2022 l’influenza aviaria aveva portato all’abbattimento di oltre 200 volatili. «Oggi la vita nel parco è tornata alla normalità», rassicura l’assessora. Il vento ha cambiato il paesaggio ma non l’abitudine dei cagliaritani a salire fin quassù. E tra i rami caduti e quelli che torneranno a crescere, il parco resta una promessa di normalità.

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