Il delitto

L’assassino di Tonino ha ucciso il Carnevale 

Orani scivola nel lutto: il ricordo del paese e l’ira di don Borrotzu: «Non si trovano mai colpevoli» 

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Orani La maschera ha una lacrima sul viso di sughero rosso. Hanno sporcato il Carnevale, hanno versato il sangue nel giorno sacro delle Ceneri. Su gutturu vetzu, l’antica uscita dal paese. C’è una villetta gialla con un pergolato vestito d’inverno, un nastro bianco e rosso a spasso nel vento. Nella casa degli uccisi il peso specifico del silenzio ha valori fuori scala. Oltre lo stipite c’era una famiglia, un destino, parole e risate. Il rumore della vita. La siepe selvatica di fichi d’india e arbusti, a pochi passi, vibra di vento. L'ombra che ha sparato forse si è nascosta proprio qui. Al paese ha rubato le feste di oggi, ai familiari tutte quelle a venire.

Tre ricordi

Nel primo ricordo Tonino Pireddu stringe al petto un cagnolino ferito. Reclama aiuto per una piccola creatura. Lo fa con l’insistenza di una missione. «Ma prepotente mai», assicurano. Aveva un amore incondizionato per i cani. Una passione conosciuta da tutti, manifesta nelle foto sui social scattate ai concorsi cinofili. Nel secondo ricordo c’è il ritratto di una persona prudente. Tutto va fatto a regola d’arte, senza scorciatoie. Come la gara di tiro a volo, di cui era grande appassionato. «Non voleva nulla fuori posto», dice il sindaco Marco Ziranu. Per le armi una grande passione, esercitata nello sport e nella caccia.

Il terzo racconta di una persona riservata, con un lavoro e una compagna. Non il tipo molesto che si ubriacava al bar. Vita sociale poca, caccia esclusa, reputazione invidiabile, era operaio in una ditta impegnata nella posa della fibra ottica, in precedenza aveva lavorato nell’azienda di famiglia e nella raccolta dei rifiuti. Famiglia conosciuta, un tempo macellai, il più grande di tre fratelli, due tra loro gemelli. Pure sulla compagnia, il giro di amicizie, nessuno apre bocca. Gente a posto. Prima delle auto bruciate nel periodo di Natale, Tonino non era argomento di chiacchiere.

Parole e silenzi

Don Pietro Borrotzu non ha mai lasciato la tonaca da oranese. La indossa sotto quella nera del prete di frontiera. «Sono davvero affranto. Sembra che non ci sia verso di riuscire a vivere le giornate dedicate alla fede o al divertimento senza che siano macchiate da un lutto». Non più giovanissimo, ha visto cambiare forma e sostanza anche della barbarie. Quella materia protosarda proiettata nel futuro, sempre uguale e diversa.

Non vorremmo dover avere nostalgia. Eppure il prelato mette i paletti tra presente e fututo. «Questo tipo di reati – spiega – è una forma nuova rispetto a quella che abbiamo vissuto in gioventù. Prima c’erano atteggiamenti contrapposti tra famiglie e più o meno sapevi perché erano successi. Oggi è tutto più complesso. Perché ci sfugge il senso? Perché non si trovano mai i colpevoli?». Luca Carboni venne ammazzato nove anni fa, il 19 settembre. Dei killer nessuna traccia.

Chi parla e respira Orani, le sue pietre e i suoi silenzi, riferisce di dinamiche poco decifrabili dall’esterno. Si evoca il killer arrivato da fuori, come un ritornello. Il sindaco Marco Ziranu incornicia il suo ricordo. «Un ragazzo tranquillo, molto sensibile. Io faccio il veterinario e lui spesso mi chiamava per dirmi che aveva trovato un animale ferito. Si fa fatica a comprendere l’accaduto, questa volta proprio non si sa nulla, anche gli amici sono disperati, nessuno aveva avuto sentore».

Stop alla festa

Il killer ha spento il Carnevale e non solo a Orani. Annullate le sfilate di sabato e domenica. «Andare avanti con la festa di Carnevale in questo momento mi sembrava davvero assurdo», spiega il sindaco Ziranu. E il primo cittadino di Sarule Maurizio Sirca ha annunciato che domenica anche nella sua comunità è stato deciso di rinviare le manifestazioni previste. Trovare l’assassino di Tonino, l’unico modo per cancellare quella lacrima dalla faccia rossa de su Bundu.

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