Tre anni fa per il Monastir il pareggio interno con la Nuorese significò retrocessione in Promozione. Era il 16 aprile 2023. Appena 37 mesi dopo, quella squadra, radicalmente cambiata, si appresta a giocare gli spareggi per salire in Serie C. Uno scherzo: chi potrebbe anche solo ipotizzare un doppio salto in avanti, con la speranza di compiere il terzo, in così poco tempo e partendo da una situazione sportiva compromessa? Invece.
«Si sono allineati i pianeti», sostiene con prudenza ma ingiusta modestia uno dei principali artefici di questa impresa: l’allenatore Marcello Angheleddu, 41 anni, protagonista di una cavalcata che ha portato lui e la squadra campidanese dai campi di periferia isolani a quelli più importanti della Serie D. Vittoria nel girone A di Promozione nel 2024-25 per lui che aveva esordito da capo allenatore l’anno prima (al Guspini e per sole 12 partite); secondo posto in Eccellenza da neopromosso e Serie D grazie al successo nei playoff nazionali; terzo posto all’esordio assoluto in quarta serie per lui e il club. E ora gli spareggi con vista sul paradiso. Gara di andata domenica in casa contro la Flaminia. Un miracolo?
«Questa è una parola di cui si sta abusando nel calcio», risponde il tecnico, «pare li facciano tutti: chi si salva, chi centra i playoff. Ma solo uno li fa e non è sulla terra. Noi abbiamo avuto la fortuna di essere trascinati da un gruppo molto forte sul quale pochi avrebbero scommesso. Siamo cresciuti sul campo e abbiamo tagliato questo bellissimo traguardo».
Ancora di recente lei parlava di salvezza: pretattica?
«No. Non volevo illudere nessuno. Punto a lavorare su ogni singola partita per ottenere il meglio, senza ragionare su obiettivi a lungo termine. Volevamo partecipare al campionato in modo dignitoso, i playoff erano impensabili. Poi andando avanti abbiamo capito che c’erano dei valori e che per ottenere un buon risultato dovevamo puntare necessariamente sulla valorizzazione dei giovani. È andata abbastanza bene. Sono dodici i ragazzi che hanno esordito e per noi è un motivo di orgoglio».
Adesso la Serie C sembra davvero vicina.
«Teniamo i piedi per terra. Del resto la formula dei playoff non consente automaticamente di salire anche in caso di vittoria. Sicuramente saranno utili, perché i nostri ragazzi meritano questa vetrina».
Il club ha avuto problemi economici poi superati: ci sarebbero le basi per la C?
«Ora non saprei, è in corso l’acquisizione della società. È stato firmato il preaccordo con l’imprenditore Romi Fuke, si va verso la chiusura. I tempi? Circa un mese. Certo una categoria superiore comporterebbe aspetti che potrebbero risultare difficili per una piccola realtà come la nostra. Ma onestamente è l’ultimo dei miei pensieri».
Angheleddu che farà?
«Non ne ho idea e non è pretattica. Da fuori Sardegna ci sono stati sondaggi e interessamenti ma nulla di concreto. Sono totalmente concentrato sul Monastir, lo sento come una cosa molto mia per la stagione e il rapporto coi ragazzi e lo staff. La priorità è giocare al meglio i playoff: se mi concentrassi sul futuro toglierei qualcosa al lavoro sul campo».
Per la C come si dovrebbe intervenire sulla squadra?
«Non mi viene da pensare alla C, non ne vedo le condizioni. Abbiamo solo l’uno per cento di possibilità di salire. I playoff danno solo una graduatoria di ripescaggio e noi forse saremmo ultimi per vari aspetti. Una cosa è certa: tanti nostri ragazzi che hanno esordito quest’anno riceveranno offerte da club di categorie superiori. Per noi è il frutto migliore. E se restassimo in D su tanti di loro ci saranno gli occhi di diverse squadre con capacità economiche maggiori».
Lei ha sempre detto di essere ambizioso: dove vuole arrivare?
«Confermo. Amo pensare per ore al calcio ma non ho l’ossessione dell’obiettivo, di conquistare nuove categorie. Ambisco a fare il meglio, a migliorarmi. Non credevo di arrivare a questo punto perché ci sono stati diversi problemi. Soprattutto l’anno scorso, in Eccellenza, per mesi i ragazzi sono rimasti senza rimborso e qualcuno ancora deve averlo. Non si lavorava al meglio. Quest’anno all’inizio ci sono state difficoltà economiche e dovevamo rifare la squadra da zero, così ho preso in mano la situazione e scelto i giocatori, che sono cresciuti giorno dopo giorno. È andata bene».
Il Monastir che futuro ha?
«La parola d’ordine è equilibrio, quel che ci ha consentito di fare una stagione come questa. La difficoltà è confermarsi: probabilmente sarà impossibile migliorarsi, significherebbe arrivare nei primi due posti. Poi si deve ragionare in base a quel che si è: capire chi sei significa fare il 50 per cento del lavoro. Monastir è una piccola realtà che si sta facendo conoscere. Ne siamo felici ma dobbiamo stare coi piedi per terra, ragionare sui piccoli mattoni da sistemare giorno dopo giorno e sul settore giovanile da ristrutturare, perché rende la gestione più sostenibile».
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