Un gesto che assomiglia ad un atto di fiducia un po’ folle. Perfino demodé. Aprire una libreria a cinquantun anni, in un territorio isolato, è una scelta esistenziale, umana. Claudio Bagnasco, scrittore originario di Genova, capisce che davvero non sa fare altro: la sua vita, da sempre, gravita attorno alle parole. Nel capoluogo ligure incontra Simona, tortoliese, e nel 2013 decidono, dopo la nascita della loro bimba, di trasferirsi in Ogliastra. «Probabilmente una delle persone che più mi ha influenzato è stato mio fratello maggiore – racconta Claudio – lui ascoltava i cantautori italiani della scuola di Guccini e De André. È nato un amore per l’attenzione alla parola e per i libri che poi è proseguita negli studi. Dentro questi involucri di carta ci sono molti mondi, universi. Ho maturato la sensazione che comunicare con precisione sia anzitutto un atto di onestà verso sé stessi e verso l’altro».
Tempo e parole
Redattore freelance online, oltre che scrivere libri trova il tempo anche per gestire un B&b di famiglia. L’opportunità arriva quando la Libreria del Corso di Tortolì chiude per sempre, dopo quarant’anni. O adesso o mai più, pensa. «L’idea mi è venuta una decina di anni fa – ricorda-, ne avevo parlato con Stefano il vecchio librario, ma forse ero ancora troppo giovane, non ero pronto. Poi lui ha chiuso e ho capito che era il momento giusto: ora faccio il lavoro più bello del mondo. La cosa importante per me è che questa libreria possa diventare un luogo in cui venire, trovarsi, stare attorno ai libri, un luogo attivo dove parlare, discutere, progettare. Perché attorno ai libri si possono cambiare le cose, i libri hanno fatto fare delle rivoluzioni: io ci credo molto». E così, abbiamo rischiato di restare senza l’unica libreria pura in Ogliastra.
Rinascita
Con la speranza, ostinata che attorno ai libri possano ancora succedere cose belle. Mocambo, così si chiama, un omaggio al locale immaginario di Paolo Conte, un posto aperto da qualcuno che non sa bene come andrà a finire. Come aprire una libreria oggi: non sai come andrà, non sai se funzionerà, ma senti che devi farlo. «Intanto, sto pensando che libraio voglio diventare. Pensando all’editor, a me non piace quello che si sovrappone allo scrittore. L’editor migliore è quello che capisce lo scrittore che ha davanti e lo fa sbocciare al meglio. Il libraio che vorrei essere non è uno che plagia chi entra qui, ma quello che capisce esattamente il massimo che potrebbe diventare quel lettore, per fargli leggere il meglio che lui vorrebbe leggere, senza sovrapporre il mio gradimento al suo. Nonostante abbia tanto da imparare, era da un po’ che non mi alzavo al mattino felice di andare al lavoro», conclude. Una scelta controcorrente, che somiglia a una responsabilità.
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