L’allarme dei comitati contro le speculazioni. Nel Sassarese il vuoto normativo consente l’avanzata di altri tre impianti

Assalto eolico alla Valle del Grifone 

Dieci torri da 66 megawatt sul monte Unturzu a Ittiri: «In pericolo una storia millenaria» 

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Il vuoto normativo e l’assenza di un paracadute rischiano di piegare la Sardegna all’assalto che le multinazionali dell’eolico e dell’agrifotovoltaico stanno sferrando in totale libertà. Sta accadendo un po’ ovunque, anche nei luoghi di maggior pregio naturalistico e paesaggistico. E neppure gli esposti alla magistratura sembrano avere presa. Così tra Ittiri e Villanova Monteleone, dieci giganti d’acciaio da sessantasei megawatt stanno per sfregiare il silenzio della Valle del Grifone, sul Monte Unturzu. In qualche caso ci sono già i basamenti delle pale: chi li ha costruiti non ha avuto rispetto né della vegetazione né dei muretti a secco.

La denuncia

A segnalarlo è il Comitato Gallura: «La sughera e la pietra hanno sorvegliato e custodito il ritorno del Grifone», è scritto in un documento del gruppo che si batte contro tutte le speculazioni. «Dopo una lunga assenza, infatti, grazie a una straordinaria campagna di ripopolamento, è tornato a solcare questi cieli, tetto di valli sinuose, dove il sughero secolare si tesse con il respiro dell'archeologia. Terre che si ergono sovrane sulla distesa del mare di Alghero, specchiando la propria fiera bellezza nella maestosità di Capo Caccia. Proprio qui sta per nascere un progetto eolico che profanerà tutto questo». A realizzarlo sarà la Rwe, sui cui piani il Comitato gallurese ha messo nero su bianco alcune presunte irregolarità: «I nostri esposti rappresentano un atto dovuto per impedire che un’autorizzazione - figlia della più opaca irresponsabilità che solleva interrogativi inquietanti - possa mai tradursi in opera», dice la portavoce, Maria Grazia Demontis. «Com’è possibile che, di fronte a esposti così circostanziati su falsità anemometriche e impatti devastanti, il braccio della legge resti immobile mentre le ruspe, affondando loro i denti nella terra, divorino distese di sughere, abbattano muretti a secco e oltraggino luoghi sacri testimoni di una storia millenaria?».

Dati da verificare

La protesta è basata sul fatto che «un impianto calcolato sulla producibilità teorica e non sul vento reale, alimenterà quotidianamente le casse della Rwe grazie a incentivi misurati su dati falsi. Un asset finanziario travestito da ecologia, costruito su basi tecniche che citano il Golfo del Messico per stuprare il Mediterraneo». Da qui una constatazione: «Permettere un impianto industriale in un’area di tale valore e con le violazioni denunciate non è un incidente: è la legittimazione definitiva di tutto il resto. Se cade questo baluardo, cade tutto», chiosa Demontis. «Ogni ora di ritardo nell'intervento giudiziario è un metro cubo di cemento che non potrà mai più essere rimosso. Ogni giorno di silenzio delle Procure è uno schiaffo violento alla Pubblica Utilità e una carezza complice a chi vede la Sardegna solo come una preda da spolpare. Le sughere secolari vengono sradicate, strappate al loro grembo alla stregua di detriti senza valore. Il Regno del Grifone è profanato da giganti d’acciaio senz’anima, simulacri osceni figli di modelli anemologici falsati, calcolati su mari lontani per drenare il denaro pubblico locale. Se l’intervento arriverà solo a scempio compiuto, la giustizia sarà complice del disastro. Non accetteremo che la burocrazia diventi lo scudo dietro cui si nasconde la distruzione del Sacro. Se la legge non fermerà le ruspe, avrà fallito il suo compito primario: proteggere le comunità e la verità».

Le decisioni del Tar

Tornando alla questione del vuoto normativo, si segnala il caso di tre impianti eolici nel Sassarese che sono stati oggetto di sentenze simili: la Regione – ha stabilito il Tar – li ha bloccati sulla base di una legge sbagliata bocciata dalla Consulta. Risultato: ora la procedura per la loro approvazione è ripartita. E nel vuoto normativo sardo rischiano di entrare 8 pale eoliche alte 200 metri e un campo fotovoltaico di 80mila metri quadrati.

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