Guspini.

«Mia moglie invalida beffata dall’Inps» 

Alessandro Scanu, 83 anni: «Decurtati gli arretrati dell’indennità» 

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È durata poco la soddisfazione dopo la notizia della fine delle liste d’attesa per l’accertamento dell’invalidità civile nel Medio Campidano. Dopo la gioia, la doccia fredda. La delusione è arrivata con la lettera con cui l’Inps ha comunicato la procedura di pagamento delle indennità agli aventi titolo: incredibilmente, gli arretrati non corrispondono a quanto previsto dalle normative. È amareggiato Alessandro Scanu, 83 anni, di Guspini. Dedica con amore le sue giornate all’assistenza della moglie, malata di Alzheimer e invalida al cento per cento, e gli tocca combattere con l’ottusità della burocrazia.

La data slittata

«Dopo un braccio di ferro con l’Asl, segnalazioni al prefetto e al presidente della Repubblica, e articoli sul giornale, ho ricevuto a giugno 2025 la comunicazione della liquidazione spettante a mia moglie perché riconosciuta invalida al cento per cento, ma solo a partire dalla data di accertamento della malattia», racconta. «Sono rimasto sbalordito perché il riconoscimento dovrebbe essere retroattivo e deve partire dalla data di presentazione della domanda che, nel mio caso, è stata presentata e protocollata a settembre del 2023. Ancora una volta ho dovuto fare la fila negli uffici, fare segnalazioni e ricorsi per vedermi riconosciute le indennità. Vivo di una piccola pensione, devo pagare le badanti che mi aiutano per dare assistenza a mia moglie».

L’amarezza

Il pensionato di Guspini vive sulla propria pelle le tante difficoltà dei caregiver, delle persone che assistono un familiare disabile. «La mia pensione», spiega, «è di poco superiore alla minima e ho dato fondo a tutti i miei risparmi per poter alleviare la situazione di mia moglie. Se la commissione medica ha detto che le spetta un sussidio, perché questi ritardi? Una persona malata di Alzheimer ha bisogno di attenzioni 24 ore su 24». Praticamente, dice, «sono chiuso in casa, faccio l’infermiere, cucino, ma mi rendo conto che mi serve aiuto». I figli ci sono, sono presenti, «ma devono lavorare, hanno famiglia e devono risolvere quotidianamente i problemi di casa loro».

Lo scaricabarile

«Ancora una volta devo aspettare», dice. «L’Asl di Sanluri scarica le colpe sull’Inps e l’Inps dice che la liquidazione è avvenuta nei modi comunicati dall’Asl. Sono costretto a peregrinare negli uffici per chiedere di rivedere la mia pratica per ottenere la giusta liquidazione degli arretrati. Purtroppo, ho constatato ancora una volta la superficialità delle strutture pubbliche, e non mi consola che lo stesso trattamento sia stato riservato a molte persone».

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