«Mamma ha un nemico. La seguiva ovunque, le urlava parole brutte, e lei aveva paura che il nemico gli facesse qualcosa di brutto». È il racconto fatto a scuola durante una lezione nel giorno della violenza contro le donne dalla figlia di una donna di Siniscola, vittima, secondo l’accusa, delle persecuzioni dell’ex compagno, un personal trainer che aveva conosciuto nell’autunno del 2022 e con il quale aveva avuto una relazione durata pochi mesi. Dopo la fine della relazione, l’uomo avrebbe iniziato a perseguitarla. La bombardava di messaggi ed e-mail, si presentava nei luoghi da lei frequentati, si presentò in casa dove cercò di baciarla con la forza. Violò la misura cautelare col braccialetto elettronico. A capire che quel clima e quei comportamenti erano “pericolosi” anche la figlia della vittima che a scuola aveva raccontato davanti ai compagni quell’esperienza. Per lui, accusato di atti persecutori, danneggiamento e tentata violenza sessuale, ieri la sostituta procuratrice Elena Tres, davanti al Tribunale collegiale di Nuoro, ha sollecitato la condanna a un anno e dieci mesi.
Rabbia e insulti
Per la difesa, con l’avvocato Mattia Floccher, accuse esagerate in un rapporto conflittuale da entrambe le parti. Durante la relazione però, secondo il racconto della donna, l’uomo aveva già mostrato improvvisi scatti di rabbia: la insultava, dava pugni alle porte e poi, dopo averla offesa, chiedeva scusa. La chiamava «capra», «ignorante», le diceva: «Sei buona solo a pulire i cessi», «sei una prostituta» ha ricordato l’accusa. Fu nel febbraio del 2024, con la relazione conclusa da mesi, che si sarebbe consumata la tentata violenza sessuale. Lui sarebbe entrato in casa e l’avrebbe afferrata per le braccia con forza, cercando di baciarla contro la sua volontà. La danna sarebbe riuscita poi a divincolarsi uscire di casa e salire in macchina, lui avrebbe infilato la testa nell’abitacolo e avrebbe nuovamente cercato di baciarla. «Solo quando innestò la retromarcia la donna sarebbe riuscita ad allontanarsi», ha raccontato la pubblica accusa. Poi arrivarono scritte offensive nei pressi delle scuole dove studiano i figli. E l’incendio dell’automobile della donna: una vicina vide l’uomo dare fuoco alla macchina. Ieri a chiedere il riconoscimento penale anche la parte civile, con l’avvocato Stefano Stochino. Il collegio ha rinviato per repliche e sentenza a novembre .
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