Un appello all’unità di tutte le forze politiche di fronte ai nuovi scenari, non certo confortanti, delineati dal trasferimento nel carcere di Uta di un centinaio di detenuti in regime di 41 bis. Nel penitenziario del Cagliaritano, con l’operazione “Iride”, sono arrivati personaggi di notevole caratura criminale legati a organizzazioni radicate nel Lazio, in Campania, Puglia, Sicilia. L’invito a mettere a deporre le armi dell’aspra polemica sulle responsabilità storiche che hanno prodotto “l’invasione” è giunto dalla Cgil attraverso la segretaria Simona Fanzecco: «Quando ci sono da difendere gli interessi della collettività della Sardegna contro scelte inique e nocive imposte dal governo nazionale come quella di trasferire un numero spropositato di detenuti al 41 bis, ci si aspetta -sottolinea il sindacato- che le forze politiche facciano quadrato nel tentativo di far valere le prerogative della Regione». Simona Fanzecco ha ricordato la posizione unitaria, espressa insieme a Cisl e Uil, su quella che viene definita una decisione «profondamente scorretta, sproporzionata e lesiva del territorio e dei diritti collettivi dei cittadini sardi».
Le emergenze
Tra i problemi già esistenti e ora aggravati dall’arrivo dei detenuti al 41 bis vengono segnalati «il gravissimo ulteriore carico per il sistema sanitario regionale, il sovraffollamento delle carceri e il sottodimensionamento degli organici che è sempre stato un’emergenza e poi il tema della criminalità sulla quale occorrerebbe aprire un’ampia riflessione, a partire dalle considerazioni avanzate pubblicamente anche dalla magistratura che negli ultimi tempi si fanno sempre più stringenti». Infine, per rendere più chiaro il concetto, l’appello accorato affinché «per questa emergenza vengano superate le contrapposizioni e si mettano davvero al centro gli interessi dei cittadini e delle cittadine della Sardegna. I nodi da affrontare sono tanti e non possono che richiamare tutti alla responsabilità di trovare soluzioni».
Il rischio infiltrazioni
Sul rischio di pericolose infiltrazioni nel territorio del Cagliaritano lancia un segnale d’allarme anche il giornalista palermitano Attilio Bolzoni che prima all’Ora e poi a Repubblica si è occupato degli “affari sporchi” delle organizzazioni criminali. Nel 2004 è stato uno degli sceneggiatori della miniserie televisiva dedicata a Paolo Borsellino. Nel 2007 ha scritto, insieme a Giuseppe D'Avanzo, "Il Capo dei capi”, sulla vicenda di Totò Riina. Il suo non è uno sguardo rassicurante. «Per la Sardegna è un carico eccessivo. L’Isola ancora una volta viene penalizzata. I detenuti al 41 bis trasferiti nel carcere di Uta rappresentano un problema. Aveva un senso, anni fa, scegliere l’Asinara, ma oggi è incomprensibile individuare un penitenziario molto vicino ai centri abitati e alle aree industriali. E poi perché di nuovo la Sardegna e non Pianosa, Ustica, le Eolie? Ho la sensazione che il governo e il Dap, senza aver consultato Regione, comuni interessati e magistrati che si occupano di criminalità organizzata sul territorio, abbiano fatto un atto di forza». Per Attilio Bolzoni, «i rischi di infiltrazione sono inevitabili in questi casi perché chi ha il 41 bis o deve scontare una pena di lunga durata al di fuori delle carceri produce delle "colonie" che mettono radici nei centri a ridosso dei penitenziari. Uno costante in Italia. È inevitabile che i parenti o gli amici, magari dopo aver aperto una gelateria, chiedano la residenza nel comune più vicino al carcere». Bolzoni ritiene che «sarebbe stato molto più razionale disperdere questi detenuti su tutto il territorio nazionale Non ha nessun senso oggi trasferirli tutti insieme in un'isola come la Sardegna. Mi pare una scelta scellerata. Ho la sensazione che sia una manovra politica».
Gli interventi
Ma ora la Sardegna come può fronteggiare il rischio di richiamare interessi criminali? Le autorità preposte al controllo dovranno aprire non due ma duecento occhi per analizzare flussi di denaro e investimenti sospetti. Non sarà facile. Occorre vigilare – conclude Bolzoni – ma il potenziamento dell’apparato investigativo impone lo stanziamento di cospicue risorse».
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