Il decreto

Meloni: «Più duri». Stretta sulla sicurezza 

Il Governo approva il pacchetto: multe per i genitori dei minorenni col coltello 

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Uno Stato che «non si gira dall’altra parte», difende «chi ci difende» e restituisce «sicurezza e libertà ai cittadini». Giorgia Meloni rivendica, dopo due ore di Consiglio dei ministri, il nuovo pacchetto sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. «Non misure spot», assicura la premier, ma «un ulteriore tassello» della strategia dell’esecutivo, convinta che serva «un approccio più duro» sulla sicurezza. Che si rende necessario anche perché finora «un certo doppiopesismo della magistratura» ha reso «difficile» difendere i cittadini.

Le novità

Tra le misure introdotte, sarà proibito vendere coltelli e oggetti da taglio ai minori, e per tutti c'è il divieto assoluto di portare strumenti con lama più lunga di 5 centimetri, a scatto o a farfalla. Chi lo viola, è punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Se i fatti sono commessi da un minorenne, è prevista una sanzione amministrativa da 200 a mille euro a carico dei genitori.

Ma la novità principale è il fermo preventivo: durante lo svolgimento di una manifestazione, le forze di polizia potranno accompagnare e trattenere nei propri uffici, per non più di 12 ore, le persone ritenute pericolose per fondati motivi, tra cui precedenti e segnalazioni specifiche. Il pm dovrà essere subito informato e potrà comunque decidere per il rilascio immediato. Inoltre viene introdotto il reato di rapina aggravata commessa da un gruppo organizzato, con la pena base di reclusione da 10 a 25 anni. Si tratta delle rapine a danno di istituti di credito, uffici postali, sportelli automatici, veicoli portavalori o locali attrezzati per il deposito di valori.

L’intervista

Nel frattempo si dice «indignata» la premier - che preferisce l’intervista tv su Rete4 alla conferenza stampa a Palazzo Chigi dove manda i suoi ministri - per la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino. «Non ragazzini che vogliono fare un po’ casino» ma persone «organizzate» che «agiscono contro lo Stato». Difende l’intero pacchetto, spiega, come ha chiesto di fare anche al resto del governo in Cdm, assicurando che non c’è alcuno «scudo penale». Semmai - prosegue - quello ce l’hanno avuto finora «i centri sociali» perché «scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente». D’ora in poi, invece, «non c’è più obbligo di iscrizione nel registro degli indagati quando è palese che ti sei difeso».

Di immigrazione, parte iniziale del pacchetto, ci si occuperà la prossima settimana, con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge per contrastare l’immigrazione illegale che conterrà anche il blocco navale. Meloni spiega che intanto con il decreto legge è stata cancellata una «cosa surreale», cioè «l’automatismo» che prevedeva fino a oggi che se un immigrato «fa ricorso» sull’espulsione gli si deve «anche pagare l’avvocato» indipendentemente «dalla sua condizione economica». È stato «abolito» perché «non esiste che un immigrato abbia addirittura più diritti di un italiano».

«Conosciamo il diritto»

Col pacchetto sicurezza, sintetizza poco prima Carlo Nordio in conferenza stampa «cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare» che «si ripetano» i «tristi momenti» delle Brigate rosse. E non si introducono norme «liberticide», garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse: il fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni. «C’è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste sottolineature ma il testo del fermo preventivo è sempre stato così», insiste Piantedosi. Anche Matteo Salvini, che ringrazia «Mattarella», precisa che nel testo «non è cambiato nulla». In Cdm parlano a lungo il titolare dell’Interno e il ministro della Giustizia, che si dilunga a spiegare ai colleghi proprio lo «scudo penale», esortando a non chiamarlo così perché tale non è, chiarisce poi anche ai cronisti, perché varrà per tutti (e fa l’esempio dei medici) e «non dà impunità». Spiega anche l’utilità del registro alternativo a quello degli indagati, altrimenti «il pm potrebbe fare accertamenti a vita».

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