Governo e Confindustria all’attacco del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’Ets, che grava sulla competitività delle imprese italiane e sui costi dei collegamenti con le isole, particolarmente penalizzate. Intervenendo all’assemblea di Assolombarda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri ha criticato il meccanismo che attribuisce un costo alle emissioni: «Gonfia artificialmente i prezzi, crea squilibri tra gli Stati membri e danneggia le nostre imprese manifatturiere». Il rischio, ha avvertito, è che le aziende trasferiscano la produzione in Paesi con vincoli ambientali meno rigorosi, senza ridurre le emissioni globali: «L’Europa non diventa più verde, diventa più debole e più dipendente», ha affermato Meloni, chiedendo risposte strutturali al caro energia e una revisione delle politiche europee che penalizzano l’industria.
Sulla sospensione dell’Ets insiste anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ha annunciato l’intenzione di sostenere la richiesta nel confronto europeo previsto nei prossimi giorni.
L’impatto sulle merci
Per la Sardegna, gli effetti dell’Ets riguardano in modo diretto anche il trasporto delle merci. Due settimane fa Domenico Bagalà, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna, ha spiegato che l’impatto sulle merci che viaggiano da e per l’Isola pososno arrivare fino al 100%, contro una quota che nelle altre regioni italiane e nel resto del mondo non supererebbe il 30%: un aggravio che mette a rischio la competitività degli scali sardi e determina «una distorsione della concorrenza oggettiva».
La Regione d’altro canto ha già avviato un’iniziativa con la Corsica: quattro mesi fa l’assessora regionale ai Trasporti Barbara Manca ha annunciato una richiesta congiunta ai governi italiano e francese per una moratoria di cinque anni sull’applicazione dell’Ets ai collegamenti delle due isole. L’obiettivo è tenere conto delle condizioni particolari dei territori insulari ed evitare che i costi della transizione energetica si traducano in un ulteriore aggravio per la mobilità e le attività economiche.
«Sul gas no all’ideologia»
Al centro dell’intervento di Orsini il tema dell’energia che, ha dichiarato, «è un tema di competitività». Per il numero uno di Confindustria «non ci può essere ideologia sull’energia»: le fonti rinnovabili devono crescere, ha detto, ma il gas resta necessario per garantire la continuità delle forniture. «È quel cuscinetto che serve per accendere la luce tutte le sere: non possiamo farne a meno», ha detto, sostenendo la necessità di un mix energetico che tenga conto delle esigenze del sistema produttivo.
Già in primavera Orsini aveva detto che l'Europa avrebbe dovuto rivedere l'approccio sul gas russo e ora, nelle ore del riavvicinamento degli Stati Uniti a Mosca sugli approvvigionamenti energetici, lo ribadisce: «Il mix energetico è quello che ci serve. L’energia è la salvaguardia del Paese in un momento in cui la competitività è estrema già per altri fattori».
Manovra e bollette
Orsini accenna anche alla manovra di Governo: «Bisogna continuare con gli investimenti. L’iperammortamento è riuscito a dare anche un aiuto alla crescita del Pil. Abbiamo visto le richieste dei primi mesi a fronte di due miliardi e mezzo del governo: già oltre 7 miliardi, è una misura molto positiva». E poi sul decreto bollette: «Sono otto mesi che il presidente del Consiglio dice, e io condivido, che ci sono 72 richieste della Commissione europea sulla misura. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione e magari qualche pezzo del decreto bollette possiamo prenderlo e farlo diventare già legge immediatamente».
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