L’emergenza

La protesta dei pastori: «Siamo allo stremo» 

Manifestazione sotto il Consiglio regionale: «Prezzo del latte troppo basso» 

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«Non c’è più futuro per l’agricoltura e l’allevamento». Lo dice con tono sconsolato Lorenzo Deplano, titolare di un’azienda zootecnica a Orroli. «Mio figlio lavora con me – aggiunge – ma ogni giorno gli dico di cambiare mestiere». L’amarezza per la congiuntura sfavorevole emerge anche nelle parole di Andrea Cinus, allevatore di Teulada. «I prezzi di gasolio, mangimi e sementi sono alle stelle, mentre il prezzo del nostro latte è sempre più incerto. Le aziende sono allo stremo. Il rischio della chiusura molto concreto. In queste condizioni è difficile andare avanti. La crisi attuale è più grave rispetto a quella vissuta nel 2019. All'orizzonte c’è il pericolo di lasciare i terreni fertili della nostra Isola a disposizione degli speculatori». Voci dall’assemblea organizzata ieri dal movimento indipendente pastori sardi sotto il palazzo del Consiglio regionale. Una delegazione ha incontrato, insieme alla presidente dell’Anci Sardegna Daniela Falconi, il presidente dell’assemblea Piero Comandini, l’assessore dell’Agricoltura Francesco Agus e i capigruppo.

Le istanze

«Non solo prezzo del latte - dichiara Fabio Pisu, uno dei portavoce del movimento – stiamo chiedendo anche che si inizi a ragionare per trovare una soluzione concreta per il blocco delle movimentazioni dei bovini a causa della dermatite nodulare che stanno creando grosse difficoltà alle aziende. Noi chiediamo che almeno possano essere movimentati verso i centri di ingrasso. C'è tanto malessere, perché quando un pastore lavora e non ottiene il giusto guadagno in base agli sforzi che fa è normale che ci sia malcontento». Nenneddu Sanna, un’altra anima della mobilitazione, rimarca che «siamo tornati a Cagliari non per chiedere, ma per offrire possibili soluzioni ai nostri problemi. Abbiamo urgente bisogno di interventi strutturali per garantire la sopravvivenza del comparto». Per Gianuario Falchi, anche lui rappresentante del movimento indipendente, «la politica non può trascurare il problema del prezzo del latte perché è un aspetto vitale per un settore con 100mila posti di lavoro, oltre a tutte le famiglie che gravitano intorno. Alla fine è l'unica fabbrica esistente in Sardegna, che a stento riesce a restare a galla». Sul prezzo del latte Mario Carai, il quarto leader del gruppo nato nelle campagne, fa una sintesi delle richieste: «Garantire per la nuova stagione un prezzo del latte ovino non inferiore a 1,50 euro al litro in acconto, mentre le cooperative devono partire da un acconto non inferiore a quello degli ultimi anni. Per quanto riguarda il latte caprino chiediamo un sostanziale aumento del prezzo in linea con i reali costi di produzione, assicurando agli allevatori un margine di reddito. Non può essere sempre l’allevatore l’unico soggetto chiamato ad assorbire le crisi della filiera».

Il confronto

L’incontro all’interno del Palazzo, durato tre ore, non ha soddisfatto i pastori che hanno raggiunto Cagliari per la nuova mobilitazione. «Tra il dire e il fare non deve passare un anno per ottenere i risultati. Se si devono vedere, si devono vedere subito», spiega Gianuario Falchi. Ma il confronto prosegue. Oggi a Oristano sarà possibile riprendere il filo del dialogo nel corso del Tavolo della filiera lattiero-casearia ovina convocato dalla Regione. «Ci saremo», conferma Fabio Pisu. L'assessore regionale all'Agricoltura Francesco Agus ieri ha illustrato le iniziative avviate nei mesi scorsi e quelle da attuare a breve. Tra le misure prioritarie «c'è un intervento importante sul caro carburante che consentirà di venire incontro alle aziende che subiscono l'aumento dei costi di produzione». Agus ha anche ribadito la necessità di tutelare la filiera del pecorino romano.

I sindaci

Il movimento senza bandiere ha avuto il sostegno dei sindaci. «I pastori -ha spiegato la presidente regionale dell’Anci Daniela Falconi- fanno parte delle nostre comunità e non ci possiamo permettere che una sola azienda possa correre il rischio di chiusura e per questo i sindaci sono accanto al mondo delle campagne quando manifesta le sue rivendicazioni".

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