Il salvataggio

Un imbuto pericoloso pronto a riempirsi di terra 

Gli speleologi del Supramonte predicano prudenza: «Il gruppo e l’esperienza sono i segreti della sicurezza»  

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Gorroppu ‘e Ghirovai, una gola profonda scavata nella roccia, sorella minore del celebre canyon. Il paesaggio è un alternarsi di altopiani rocciosi, profonde doline, grotte, inghiottitoi e sorgenti carsiche al confine tra Urzulei e Baunei, bellezze sopra e sotto il suolo. Ma anche pericoli.

La parte meridionale del Supramonte riceve acqua alle spalle dai terreni impermeabili e scistosi ai piedi del Gennargentu. L’acqua scorre fino alla zona carsica per poi scomparire (all’altezza del territorio di Urzulei), negli inghiottitoi, misteriosi imbuti di calcare che scendono nel sottosuolo. Il terreno è costellato di buchi più o meno profondi, pertugi, grotte senza nome, antri e spelonche. In Sardegna le grotte censite sono 4000 e gran parte di queste si trova in Supramonte, una montagna gruviera. Molti anfratti non sono censiti. In uno di questi i due ragazzi di Codrongianos si sono avventurati per trascorrere una domenica carsica. Un salto nel ventre della montagna comporta i suoi rischi. Specie in un imbuto pronto a riempirsi di terra in qualsiasi momento. Giovanni Balisai di Urzulei nella zona di Gennaustra c’è cresciuto. Il suo ovile è a cinquecento metri dal luogo dell’incidente. «Questa voragine si trova lungo un’escursione molto conosciuta che ai turisti viene fatta fare in corda. Il posto non è neppure tanto impervio. L’ingresso lo trovi lungo la strada, è un buco subito abbandonato perché pericoloso. Si vedeva che il materiale era friabile».

La squadra

Francesco Sanna è il presidente del Gruppo Grotte Nuorese. Classe 1963, coltiva dal 1983 la passione per la speleologia. «I segreti di una calata in sicurezza sono il gruppo e l’esperienza. Essere organizzati in squadre, preparati, un team abbatte i rischi». Il primo passo per chi è affascinato dal mondo di sotto è quello di iscriversi a una scuola autorizzata dal Cai o dalla Società speleologica italiana. «Le difficoltà di andare in grotta sono tante – osserva Sanna – si può fare speleologia in piccole cavità, senza correre rischi ma quando si va in ambienti con sifoni e parti allagate bisogna essere organizzati in squadre, portarsi viveri e avere una assoluta padronanza delle tecniche speleologiche».

In questo microcosmo, nella sua parte alla luce del sole, è difficile persino camminare appena lasciati i sentieri millenari tracciati dai pastori. Rocce in mezzo a ginepri, lecci, filliree. Le difficoltà si amplificano tra le vene aperte nel sottosuolo.

Un sasso in testa è il minimo che ti possa capitare.

Nella voragine

Mario Muggianu, 63 anni, con la Società speleologica baunese ha esplorato le grotte più famose del vasto territorio comunale, e può vantare nel suo palmares la discesa nella celebre voragine de Su Sterru a Golgo. «Una voragine come questa di Ghirovai è un imbuto che all’improvviso si può riempire di detriti e una pietra ferma da secoli può muoversi all’improvviso». C’è una percentuale di rischio che non si può calcolare a tavolino. Muggianu, che oggi accompagna i turisti sui sentieri del Supramonte, è persona serafica. «Come andare in sicurezza in grotta? L’unico modo è pregare Iddio. Ma se fai tutto bene, gli ancoraggi e segui le principali regole del buon senso si torna a casa. Bisogna ricordarsi che stai andando in un ambiente ostile, a cui l’essere umano non è abituato. Inoltre i pericoli non per forza di cose sono causati dagli esseri umani. Lo speleologo deve mettere in conto che non è fermo sul divano. Ci vuole tanta esperienza quindi ma secondo me in questo caso è questione di sfortuna».

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