Cold case.

Manuela, super perizia in arrivo 

L’incidente probatorio alimenta nuovi dubbi sulle cause della morte 

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Trentuno anni fa a oggi veniva trovato il corpo senza vita della sedicenne Manuela Murgia, riverso ai piedi del canyon di Tuvixeddu. Ma a distanza di tutto questo tempo, aperta per tre volte l’inchiesta con l’ipotesi di omicidio (per due volte il fascicolo è stato poi archiviato come disgrazia o suicidio), il giallo sulla morte della ragazza sembra ancora lontano dall’essere risolto.

Incidente probatorio

Concluso l’incidente probatorio, ora gli atti torneranno in mano al procuratore aggiunto Guido Pani, titolare da sempre dell’inchiesta. Il pubblico ministero sarebbe pronto a chiedere una perizia medico legale così da stabilire – una volta per tutte – le cause del decesso della ragazza, visto che nel 1995 i suoi esperti che avevano fatto l’autopsia (il medico legale Francesco Paribello e l’anatomopatologo Giuseppe Santa Cruz) avevano concluso la consulenza ipotizzando l’incidente o il gesto volontario. Una ipotesi fermamente contestata dalla famiglia e dal loro esperto, il medico legale Roberto Demontis. Il coordinatore dell’inchiesta, inoltre, potrebbe a breve ricevere anche l’informativa della Squadra Mobile sul resto delle indagini, riaperte per la terza volta con l’ipotesi di omicidio volontario aggravato. A breve scadrà l’anno dalla riapertura e, se vuole proseguire gli accertamenti, il pm dovrà chiedere al gip una proroga.

La super perizia

La necessità di una perizia risolutiva è emersa soprattutto dopo la chiusura dell’incidente probatorio, perché i periti Ris di Cagliari, nominati dal giudice, hanno riferito in aula – nel contraddittorio con i consulenti della difesa e della famiglia – elementi che non risolvono il giallo. Il colonnello Andrea Berti ha riferito nei vestiti e nell’intimo della giovane non sono state trovate tracce di Dna dell’ex fidanzato, Enrico Astero, oggi 54enne, unico indagato e difeso dall’avvocato Marco Fausto Piras, mentre il colonnello Marco Palanca (che si è occupato dell’esame merceologico degli abiti e della cinta spezzata) ha escluso che l’adolescente possa essere stata investita da un’auto e poi trasportata a Tuvixeddu, stabilendo che gli elementi emersi sarebbero compatibili con una caduta da un’altezza elevata della ragazza. Una tesi che, però, ieri gli avvocati della famiglia Murgia (Bachisio Mele, Giulia Lai e Maria Filomena Marras) e il loro consulente Demotis hanno contestato in una lunga nota. «I Ris non possiedono competenze scientifiche medico legali – si legge – idonee a formulare valutazioni sulla dinamica della morte». C’è da dire, però, che il colonnello Palanca ha escluso l’incidente e ipotizzato la precipitazione, non su elementi di medicina legale ma esclusivamente dall’esame “merceologico” dei vestiti indossati dalla 16enne. A eccezione di un minuscolo pezzettino di gomma trovato nel maglioncino, non c’erano materiali compatibili con la tesi dell’investimento.

Gli interrogativi

«In seguito alle mie domande al colonnello Palanca», ha chiarito ieri sera l’avvocato Mele, «è emerso che il Ris si è recato a Tuvixeddu con la assoluta certezza che avrebbero trovato la fibbia della cintura e quella sarebbe stata la prova del nove che la ragazza è precipitata dai 30 metri del costone. Nonostante le attrezzature sofisticate non è stata trovata. Inoltre il perito riconosce che il frammento di gomma con nerofumo trovato sull’abito fa parte di un pneumatico degli anni Novanta. Quindi un elemento compatibile con la tesi del dottor Demontis. Infine il colonnello Berti non ha escluso che il capello trovato negli indumenti può risalire agli anni Novanta. Interessante sarebbe compararlo e scoprire a chi appartiene». Davanti al Gip, però, l’esperto del Ris ha replicato che la fibbia potrebbe essere stata presente nei jeans e poi persa dopo il recupero del corpo, mentre il frammento di gomma non si può escludere che fosse già nell’area; Berti, invece, ha ipotizzato che il capello possa aver inquinato in reperti in una fase intermedia tra il recupero della salma e le analisi.

Restano però ancora troppi coni d’ombra e vari interrogativi che, a questo punto, solo una super-perizia potrà sciogliere. Due domande su tutte: com’è morta Manuela? È stato un omicidio, come credono i familiari e tanti che hanno costituito un comitato chiedendo giustizia per la 16enne? E poi ancora: con chi ha mangiato e trascorso le ultime ore della sua vita? Di chi era l’auto blu sulla quale è stata vista il giorno della scomparsa? Quesiti che, dopo 31 anni, non hanno ancora una risposta. Per questo si continua a indagare.

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