Quella mattina Giovanni Casula, che lavora in un cantiere edile a Villanova, non arriva sul posto dei lavoro. Al Bastione c’è un’altra manifestazione, la quarta in quattro giorni, una mobilitazione massiccia mai vista a Cagliari. Gli operai devono partecipare, in piazza anche le sigaraie della Manifattura tabacchi. Maggio 1906: in città è scoppiata la rivoluzione, malcontento e rabbia per carovita e condizioni di lavoro insostenibili. Il cuore della protesta è sotto il Bastione ma i moti di ribellione prendono forma anche nella zona del porto e del Comune. Una guerra per il pane , è stata derubricata per anni: ma i moti popolari di 120 anni fa ebbero invece un epocale valore politico, sociale e sindacale. L’esercito sparava sulla folla, davanti alla stazione ferroviaria morirono proprio Giovanni Casula e con lui Adolfo Ignazio Sebastiano Caulino, noto Cardia, di 16 e 18 anni. Il bilancio parla di due morti, decine di feriti, settecento persone arrestate (poi tutte assolte), e uno scossone a livello nazionale con le dimissioni del Governo guidato da Sydney Sonnino.
La storia
Cagliari torna indietro di centoventi anni e riscopre una delle pagine più drammatiche della sua storia. Da un’attività pro bono del giornalista dell’Unione Sarda Francesco Abate, l’assessorato alla Cultura dà ora vita a una serie di eventi che si svolgeranno nei luoghi simbolo di quella protesta. «Venerdì 15, alle 10.30, le scalette che da viale Regina Margherita portano in via Roma saranno intitolate alla sigaraie della Manifattura, poi alle 11 alla Stazione Ferroviaria dove scopriremo una targa nel luogo in cui i due giovani lavoratori rimasero uccisi durante le proteste. Nel cortile di Palazzo Bacaredda ci sarà una narrazione storica che ripercorrerà il fatti del maggio 1906», spiega l’assessora alla Cultura Maria Francesca Chiappe. Il giorno prima, giovedì 14 in aula magna del rettorato dell’università, un importante convegno “Pane e fucili: fra protesta e repressione. Il maggio cagliaritano del 1906”. «C’è grande interesse scientifico per la manifestazione», sottolinea il rettore Francesco Mola, «non si tratta solo di una celebrazione di quei fatti ma di una vera e propria riflessione», aggiunge.
Il Comune invita i discendenti dei protagonisti di quei moti del 1906 a partecipare agli eventi, in particolare all’intitolazione delle scalette, «in modo che possano raccontarci le loro storie», spiega ancora l’assessora Chiappe. Il Conservatorio ha indetto un concorso musicale a premi per under 35 (domande entro il 31 luglio) che possano dar vita al canto delle sigaraie.
I valori di ieri e di oggi
La storia di quei moti di 120 anni fa ci proietta direttamente nella società di oggi: la mancanza della scuola, il lavoro sfruttato, la questione femminile, il mantenimento dell'ordine pubblico, la questione meridionale, la paura verso le masse, una politica e non dialoga con la società. «Siamo nel 1906, ma molti di questi temi sono terribilmente attuali», spiega il professor Marco Pignotti, storico dell’Università di Cagliari. «Una protesta come quella portò a un dibattito in Parlamento e il governo Sonnino rassegnò le dimissioni perché la legislazione dell'emergenza per reprimere la mobilitazione sociale non era uno strumento che poteva funzionare», aggiunge.
L’idea
Come detto, tutto nasce da un’idea del giornalista e scrittore Francesco Abate. «Il fatto che in questa manifestazione siano coinvolte le principali istituzioni», Comune, università, Conservatorio, rete Ferroviaria italiana, «dimostra che non si tratta di un ricordo degli amanti della storia ma di una testimonianza corale di una città che ricorda se stessa e prova a vedere che cosa è cambiato da quel 1906 a oggi. Due ragazzi uccisi», e dimenticati, «15 persone tra quelle arrestate, suicide in carcere, 700 finite a processo e tutte assolte dopo un processo che si svolse all’interno di una chiesa. È una storia magnifica, è una storia incredibile». L’Unione Sarda è stato il (primo) e grande testimone di quegli eventi, raccontando in maniera puntuale i moti: il 17 maggio 1906, per esempio, portò alla luce l’elenco dei principali feriti. ( ma. mad. )
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