«Il suono delle campane massacra la quiete pubblica». È la tesi sostenuta da Gianfranco Gonzales, ingegnere di origini calabresi ed ex direttore dell’Intermare che, con il supporto di 70 firmatari di una petizione, ha fatto spegnere le campane di Sant’Andrea, le cui emissioni sonore sono risultate eccessive rispetto alla soglia consentita. Ma la sua crociata contro i rumori molesti ha radici ben più profonde e coinvolge anche is cuettus, ossia i mortaretti sparati in occasione de Is Festas de sartu, una tradizione antichissima cui gran parte della comunità di Tortolì è legatissima. «La tradizione è un’enorme bufala», ha scritto sull’esposto denuncia di dieci pagine, inviato alla Procura di Lanusei e alla Prefettura di Nuoro, con cui ha ricostruito ricorrenze e annessi spari, di cui lui stesso ha misurato l’intensità attraverso un fonometro. Il parere dei comitati è noto, sono pronti a difendere la tradizione ad ogni costo.
La vicenda
«Gli esecutori materiali di tutte queste esplosioni sono i sedicenti fedeli dei comitati delle chiese. Credo che tra loro ci sia ormai una sorta di competizione a chi spara più forte, più spesso, più a lungo e più frequente». Ha scritto così l’ingegnere, da diciotto anni proprietario di un’abitazione in pieno centro storico, che ha dichiarato guerra a campane e cuettus. Sostiene che gli spari provochino stress, fastidio e terrore tra gli animali e nell’esposto ha raccontato un antefatto: «Nel 2023 per sfuggire agli spari dal centro, io e mia moglie ci rifugiammo, al chiuso, nel centro commerciale Porrà a 1,7 chilometri da punto di sparo. Gli spari si udirono fortissimi, al chiuso, e il cane iniziò a tremare come una foglia». Nel report ha illustrato con dovizia maniacale ciò che è avvenuto nell’edizione 2025 de Is Festas de sartu, prestando attenzione alla durata degli spari e gli intervalli intercorsi tra loro. «Hanno sparato petardi per 100 decibel per segnalare la messa e sparato fucilate per un’ora in centro». Fucilate comunque autorizzate.
Accuse precise
Nel suo esposto, il tecnico ha dichiarato di aver incrociato nella cittadina un presunto disinteresse collettivo da parte di chi avrebbe dovuto vigilare. Nel suo report, condito di minuziosi dettagli, ha raccontato di fughe forzate da Tortolì per non far morire il cane di paura. «Le continue fughe forzate ci rovinano di fatto le vacanze estive visto che si tratta di giorni e giorni di spari e il sabato e la domenica si spara fino alla sera». Ha definito Sant’Andrea una «chiesucola», senza la quale «vivremmo, mia moglie, il mio cane e io, e tutti gli abitanti di Tortolì, delle serene e rilassanti estati». A don Piero Crobeddu, parroco di Sant’Andrea, avrebbero chiesto, sia lui che qualche altro suo sodale, di intervenire con i soci dei comitati sulla faccenda de is cuettus. «Ha sempre risposto - è scritto sull’esposto - di “avere le mani legate”». I comitati si sono riservati di diffondere una nota nei prossimi giorni.
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