Fonni.

Le pariglie si fanno col caschetto 

L’associazione non cede alla protesta dei cavalieri anti Abodi 

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Se Dio vuole e Abodi lo permette. Da tempo che un ministro non era tanto “impopolare” nell’Isola. Il titolare del dicastero allo sport Abodi è reo di voler applicare regole considerate un’abiura della tradizione. A Fonni le tradizionali pariglie per la festa di San Giovanni sono state salvate sul filo di lana. Non un miracolo, ma un distillato di buonsenso e spalle larghe. Quelle dei fonnesi che per il comitato hanno garantito la sicurezza e l’ordine pubblico e impedito di correre a chi non avesse il caschetto. Alla fine tutto è filato liscio ma sono stati giorni ad alta tensione, con i ribelli ad invocare una deroga che non è arrivata, a citare analogie e similitudini. Niente da fare.

Il presidente

Gianni Marceddu è il presidente dimissionario dell’Associazione cavalieri di San Giovanni. «Abbiamo rischiato di non dare seguito a una tradizione secolare in quanto un gruppo di cavalieri del movimento No Abodi ha deciso di non partecipare, sabotando la corsa. Il giorno prima delle pariglie, non avevamo materialmente la possibilità e le forze di fare la manifestazione. L'ultimo giorno si è mosso il comitato, ha garantito l’ordine pubblico e la sicurezza e la corsa è stata fatta».

Esplicito il patto con le forze dell’ordine, subito informate della questione. Possiamo tradurlo così: alla corsa pensiamo noi ma militarizzare la festa del patrono no.

Gli uomini messi in campo dal comitato hanno fatto muro. E chi voleva comunque fare di testa sua non ha potuto oltrepassare i canapi.

Marceddu non revocherà le dimissioni, l’associazione è ora nelle mani di Ignazio Loddo. «Questa storia è la dimostrazione che con l’intelligenza le cose si possono fare. Non è vero che i dispositivi vanno contro la tradizione, io sono d’accordo che vengano utilizzati. Certo se parliamo di una processione al passo non credo abbia senso, ma per la pariglie nessun dubbio».

Dibattito

C’è stato un tempo, prima di Abodi, in cui i sindaci firmavano un’ordinanza per chiudere il traffico pregando che nessuno ci lasciasse le penne durante le corse a cavallo. Impossibile derogare al corpus di leggi non scritte imposte dalla tradizione. In seguito i sindaci hanno cercato un compromesso tra tradizione e anarchia. Sabbia sul percorso, barriere protettive. Ci sarà un tempo, dopo Abodi, in cui lo Stato non cercherà di imporre le regole con la forza, ma discutendo, magari introducendo una premialità per chi fa le cose per bene. A microfoni spenti la discussione sale di livello. «Tutto è andato bene perché i fonnesi del comitato e appassionati del cavallo hanno detto, noi lo facciamo in regola e chi non vuole resti fuori», e poi ancora. «Questo decreto fa schifo ma noi lo facciamo per il santo. Boicottare il santo non ha senso». Qualcuno si spinge oltre: «Se l’abbiamo fatto a Fonni si può fare ovunque». Forse.

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