L’emergenza.

Lavoro, task force per la sicurezza 

Presentato l’Osservatorio regionale, una rete con sindacati, Inail e Asl 

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Quattromilasettecento infortuni denunciati nei primi sette mesi dell’anno, circa duecento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Aumentano anche le segnalazioni di malattie professionali e gli incidenti in itinere.

Numeri che raccontano un’emergenza ancora difficile da leggere fino in fondo, ma che riportano al centro una domanda: com’è possibile che si continui a morire di lavoro? In Sardegna la risposta deve passare prima di tutto dalla conoscenza del fenomeno, dall’analisi dei dati e dalla capacità di trasformarli in prevenzione. È con questo obiettivo che ieri è stato presentato l’Osservatorio regionale per la qualità, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, nella sede della Presidenza della Regione in viale Trento.

«Bisogna analizzare il fenomeno con i dati», spiega il presidente dell’Osservatorio Mario Arca. «Lavoreremo con Inail, ispettorato del lavoro, Asl e organizzazioni sindacali per costruire tutti insieme nell’Isola una rete il cui obiettivo sarà rendere la Sardegna un luogo sicuro in cui lavorare».

Gli strumenti

In Italia si registrano tre morti sul lavoro al giorno: «È un dovere morale intervenire», afferma l’assessora al Lavoro Desirè Manca. Come? «Anticipando. Insieme all’istituzione dell’Osservatorio vogliamo studiare misure per poter intervenire. Una di queste sarà il sostegno alle imprese per l’acquisto di strumenti e dispositivi di sicurezza, e permettere ai lavoratori di frequentare corsi di sicurezza».

Il Patto di Buggerru, protocollo siglato nel 2024 con Cgil, Cisl e Uil per garantire la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, ha già permesso lo stanziamento di 5 milioni di euro. «Entro il 2028 arriveremo a 25 milioni per interventi immediati e per arginare i dati», aggiunge la presidente della Regione Alessandra Todde. «Adesso cercheremo di capire come questi intendimenti possono essere messi in campo». Dalle condizioni di lavoro attuali, alla consapevolezza della sicurezza: «Non si vuole andare in contrapposizione con i datori di lavoro», prosegue la presidente, «ma vogliamo far capire alle persone come si deve agire. Quello che farà l’Osservatorio sarà dare un segnale concreto con atti precisi e misurabili».

I sindacati

Sulla necessità di un impegno comune insistono anche le organizzazioni sindacali, che chiedono di trasformare l’Osservatorio in uno strumento concreto di prevenzione. «Adesso è il momento della responsabilità», sottolinea Fulvia Murru, segretaria generale Uil Sardegna. «Come sindacati abbiamo messo a disposizione i nostri spazi perché ci crediamo, ora lavoreremo concretamente insieme per dare tutti gli strumenti di prevenzione». Dello stesso avviso anche Pierluigi Ledda, segretario generale Cisl Sardegna. «Occorre una forte stagione in cui la prevenzione diventi elemento distintivo, può diventare un sistema importante per distinguere l’isola dal resto d’Italia e di Europa». «I problemi sono molteplici», aggiunge il rappresentante Cgil Nicola Cabras. «Si tratta anche di una questione culturale, perciò, vogliamo partire dalle scuole per insegnare la prevenzione, e abbiamo necessità di suggerire anche azioni più efficaci per la tutela dei nostri lavoratori».

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