“Debellare la malaria in tutta la Sardegna”, è il titolo de L’Unione Sarda del 15 ottobre del 1945. Da alcuni mesi è stata avviata la campagna di eradicazione. “Ultimata la fase sperimentale – si legge nell’articolo – l’Erlaas ha iniziato ieri la battaglia finale contro il terribile flagello”.
Tutto questo grazie allo slancio filantropico della Rockfeller Foundation determinante per eliminare la zanzara Anopheles labranchiae e la malattia endemica e garantire alla Sardegna migliori condizioni di vita. Viene in mente quel precedente storico di fronte allo straordinario risultato raggiunto da una squadra affiatata di ricercatori sardi che hanno individuato una nuova variante genetica capace di ostacolare la crescita del parassita della malaria. Francesco Cucca, genetista dell’Università di Sassari e del Cnr-Irgb, ha coordinato lo studio appena pubblicato sulla rivista Nature (adesso nella versione on line), “Bibbia” scientifica, una delle pubblicazioni più antiche, nata nel 1869, e affidabili. All’articolo che illustra la ricerca è stato anche dedicato un editoriale della rivista, circostanza che si verifica solo per i lavori che la rivista reputa di particolare interesse.
80 anni dopo
«È una forma di restituzione – spiega lo scienziato - di quello che altri ci hanno dato per portare via una terribile malattia dalla nostra terra». Ora la Sardegna, nel succedersi degli eventi della storia, restituisce quello che ha avuto tra il 1946 e il 1950, e offre al mondo osservazioni scientifiche che potrebbero aprire prospettive interessanti per la cura di una delle più devastanti malattie infettive della storia dell’umanità.
Un solo dato per far capire quanto sia importante la ricerca che si è sviluppata nei laboratori dell’Università di Sassari, del Cnr di Cagliari e del centro Progenia di Lanusei: la malattia, trasmessa all’uomo attraverso la puntura di zanzare Anopheles infette, provoca ogni anno oltre 600 mila morti, l’80% sono bambini sotto i cinque anni.
Sotto la guida di Francesco Cucca ha lavorato, per dieci anni un gruppo di ricercatori e ricercatrici dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari e dell’ateneo di Sassari. Il lavoro intitolato “Reduced cyclin D3 expression in erythroid cells protects against malaria” chiarisce il meccanismo biologico della protezione e indica una possibile strada per nuovi farmaci. «Una storia interessante, scientificamente avvincente. Negli ultimi due anni abbiamo fatto gli esperimenti aggiuntivi richiesti dai revisori di Nature per rendere più robusto il lavoro. Ci hanno aiutato a migliorare la qualità della nostra ricerca», dichiara Cucca. Sotto la lente degli studiosi il Dna dei sardi.
Osservazioni genetiche
La scoperta rappresenta lo sviluppo sperimentale di uno studio coordinato dallo stesso Cucca e portato a termine nel 2015 sul controllo genetico delle emoglobine su circa 7.000 volontari dello studio SardiNIA, un ampio progetto di genetica svolto in Ogliastra per valutare in quale modo il patrimonio genetico degli abitanti dell’Isola possa influenzare migliaia di variabili rilevanti per la salute. I ricercatori avevano identificato una variante della sequenza del DNA che determina l’aumento di un particolare tipo di emoglobina chiamata HbA2. Avevano anche notato che la stessa variante si associa alla produzione di globuli rossi più grandi e in ridotto numero.
I globuli rossi sono le cellule nelle quali il parassita malarico si riproduce durante la fase sintomatica dell’infezione. Gli scienziati hanno ricostruito il meccanismo biologico alla base delle osservazioni genetiche. «La variante riduce l’attività del gene CCND3 che regola lo sviluppo dei precursori dei globuli rossi, producendo globuli rossi circolanti più grandi e con caratteristiche particolari. Con esperimenti durati diversi anni abbiamo spiegato nel dettaglio i meccanismi molecolari e biologici alla base di queste osservazioni», spiega Maria Giuseppina Marini, prima autrice dello studio insieme a Maura Mingoia e Maristella Steri dell’Istituto di ricerca Genetica e Biomedica del Cnr.
“Un vantaggio di sopravvivenza”
Un altro aspetto che i ricercatori avevano immediatamente notato 10 anni fa era che la variante genetica in esame era fino a 10 volte più frequente in Sardegna che altrove. Analisi evolutive hanno infatti mostrato che è diventata frequente in Sardegna perché offriva un vantaggio di sopravvivenza. «Abbiamo quindi ipotizzato – aggiunge Cucca - che la malaria, storicamente endemica in Sardegna, potesse essere la pressione evolutiva che ha favorito la sua diffusione. La genetica umana conserva tracce delle malattie del passato. Questo ci permette di individuare adattamenti biologici selezionati dall’evoluzione». Gli scienziati hanno verificato che quando i globuli rossi provenienti da volontari dello studio SardiNIA con la variante in questione sono state infettati in laboratorio con il Plasmodium falciparum, principale agente della malaria, il parassita non riesce a proliferare normalmente. “Abbiamo osservato una forte inibizione della crescita del parassita fino alla sua morte”, chiarisce Antonella Pantaleo, Università di Sassari, che ha coordinato gli esperimenti di infezione in laboratorio.
La sfida
«La variante – puntualizza Cucca - è oggi frequente in Sardegna ma assente nelle regioni del mondo dove la malaria è ancora diffusa. La sua distribuzione di frequenza indica che è comparsa in Europa circa 50 mila anni fa dopo l’uscita dell’Homo sapiens dall’Africa. Ma siamo convinti che proprio questo “esperimento naturale” offra una nuova opportunità terapeutica. La natura ci ha mostrato un modo efficace per bloccare la malaria». Il valore infinito della scienza, espresso da Albert Einstein: “Una cosa ho imparato nella mia lunga vita: che tutta la nostra scienza, commisurata alla realtà, è primitiva e infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo”. La ricerca portata a termine in Sardegna fornisce una base scientifica concreta per sviluppare nuovi farmaci specifici e mirati. «Ora occorre trasformare il meccanismo biologico in una terapia: riprodurre farmacologicamente l’effetto protettivo della variante».
Sono trascorsi ottant’anni dall’avvio della campagna contro la malaria nell’Isola. Ma è preistoria rispetto al risultato appena conseguito. “Occorre che i cittadini - si legge su L’Unione Sarda del 21 maggio del 1947 - valutino serenamente, senza pregiudizi e preconcetti, questa gigantesca opera di eradicazione della malaria”.
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