Ogliastra.

La terra dei poveri centenari Stipendi e assegni dell’Inps sono tra i più bassi d’Italia 

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L’importo medio mensile di una pensione è di 867 euro. Il 15 per cento in meno rispetto alla media nazionale (1.020 euro). Il dato non fotografa un’unica povertà, ma una somma di fragilità che si intrecciano. In Ogliastra, terra di centenari e paradiso del turismo lento, c’è chi non riesce a pagare il trasporto pubblico, chi non può permettersi una pizza al mese e chi vive senza la possibilità di iscrivere un figlio alla scuola calcio.

È una povertà fatta di portafogli vuoti e di un territorio scollegato dal resto dell’Isola. Gli indicatori economici raccontano di retribuzioni annue lorde che si collocano tra 18mila e 22mila euro medi, con stime intorno a 1.500-1.800 euro mensili lordi. Le retribuzioni medie nella baby provincia si attestano sui 14.200 euro annui medi, tra le ultime in Italia.

Quadro desolante

I dati (fonte Ufficio studi Cisl Ogliastra, con rielaborazione di quelli forniti da Ista, Inps e Agenzia delle entrate) dicono che l’Ogliastra è stabilmente nella fascia più bassa nazionale e i redditi spesso discontinui, stagionali o part-time abbassano ulteriormente la media reale.

I pensionati incidono per il 27 per cento sulla popolazione poco superiore alle 53mila unità, ossia 1 residente su 3 è pensionato. «Siamo di fronte a una compressione sempre più evidente del potere d’acquisto - dichiara Michele Muggianu, segretario territoriale della Cisl - che rischia di tradursi in un impoverimento diffuso e in una crescente difficoltà per molte famiglie a far fronte anche alle spese quotidiane». L’aumento dei prezzi incide in maniera molto più pesante nei territori periferici e insulari come l’Ogliastra, dove ai redditi bassi si sommano costi più elevati legati alla mobilità e alla difficoltà di accesso ai servizi. «Non è più rinviabile un’azione coordinata a livello nazionale e regionale - prosegue Muggianu - che metta al centro i territori più fragili. Senza interventi concreti, il rischio è accentuare ulteriormente lo spopolamento e le disuguaglianze».

Le reazioni

Carlo Lai è sindaco di Jerzu e vicepresidente della Provincia. «I numeri fotografano una realtà che conosciamo bene e che non possiamo ignorare. Viviamo una condizione di marginalità economica che non è frutto del caso, ma di scelte e ritardi strutturali che riguardano infrastrutture, servizi e opportunità di sviluppo. Detto ciò, ridurre il territorio solo a una classifica di redditi rischia di essere fuorviante. Qui esiste una qualità della vita, un capitale sociale e umano e una capacità di resilienza che i numeri non riescono a raccontare. Il vero tema è trasformare questa identità in opportunità economiche concrete. Servono investimenti mirati: sul turismo sostenibile, sull’agroalimentare di qualità, sull’innovazione e sulle connessioni materiali e digitali». Vito Arra, imprenditore nel settore della pasta fresca, è categorico: «I redditi bassi sono la conseguenza del fatto che la zona è povera di imprenditoria. Viviamo da ciò che arriva dall’esterno e dunque raccogliamo le briciole. I dati sono preoccupanti».

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